Paolo Maldini/ Stavolta è vero addio. Polemica a Milano, Firenze e Barcellona lo consolano, Berlusconi e Galliani lo difendono (tardi) dopo il silenzio

di Flavio Grasselli
Pubblicato il 30 Maggio 2009 1:40 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2009 1:47

Dopo l’ultima apparizione a San Siro, con relative e brucianti polemiche, per Paolo Maldini sta per arrivare l’ultima partita da calciatore professionista. Succederà domenica, a Firenze, contro la Fiorentina, in una gara che deciderà la terza e quarta posizione del nostro campionato.

La bandiera si è ammainata a San Siro, domenica scorsa, tra i molti applausi della sua gente e lo striscione-insulto esposto dalla curva (con annessa maglia di Franco Baresi, il vecchio capitano). Lo si poteva contestare una domenica prima o una domenica dopo, e invece no. È proprio vero che per costruire possono volerci anni e per distruggere può bastare un attimo. Paolo “la sua giornata” non se l’è goduta per niente. Doveva parlare alla fine del match contro la Roma ed invece dalla sua bocca non sono uscite parole perchè la rabbia lo ha portato dritto negli spogliatoi. Il silenzio. Lo stesso della sua società, il Milan, sempre elogiata per l’esemplare comunicazione.

Paolo risponde alla Gazzetta dello Sport. Che cosa ti ha deluso? «Il silenzio della società: non mi è piaciuto che non abbia preso posizione. Non c’è stato neanche un commento: dal presidente in giù, nessun dirigente ha detto una parola. Io sarò un idealista, ma credo che una società come il Milan si debba dissociare da certi episodi».

Il danno è irreparabile, le emozioni non si possono ricucire con ago e filo e le parole seguenti di Galliani e Berlusconi sono apparse tardive. L’ad del Milan ha risposto a Maldini scegliendo un alibi poco convincente (“Sono sotto scorta da due anni proprio a causa dei comportamenti di quelle persone che ti hanno contestato. Sono stato io a prendere la decisione di tacere: non solo perché mi è stato consigliato, ma soprattutto perché ho ritenuto, e tuttora ritengo, che il silenzio sia l’arma più efficace per non dare ulteriore spazio a condotte quali quelle di domenica”). Il presidente Berlusconi lo ha “rincuorato” dicendogli che sono gli stessi che ce l’hanno con lui.

Le emozioni non si possono ricucire, dicevamo. È come quando un atleta dopato vince una gara di corsa e poi un giudice consegna la medaglia al secondo. Quel “secondo”, pur con la medaglia in mano, non proverà mai l’emozione che ha provato il “ladro” tagliando il traguardo davanti a tutti. La medaglia non restituisce quell’attimo, come le parole (tardive) non servono a ricomporre quella “maledetta domenica” di Paolo.

Domenica a Firenze, per la gara 902 di Maldini col Milan, il presidente dei viola, Della Valle, ha promesso “qualcosa”, un omaggio. Mercoledì Josep Guardiola, appena vinta la Coppacampioni col Barcellona, si è affrettato a dedicarla a Paolo Maldini. Grande stile di un uomo lontano dal nostro calcio. Servirà per ricucire lo strappo? Crediamo di no, perchè nulla può farci tornare indietro nel tempo e ridare ad uno sportivo esemplare la meritata chiusura. Ormai è fatta.

Lo sconforto più grande viene ripercorrendo la carriera ed i trofei vinti da Paolo Maldini, tutti col Milan, e la domanda è: cosa bisogna fare, vincere, comprare, adulare, dire, per rendere felici tutti nel calcio del Duemila? Più di Paolo sembra difficile, le piccole macchie che vedi nel suo percorso ci sono solo perchè è un uomo. Addio al calcio sia, Paolo Maldini. Grazie. Neanche Dio ha messo tutti d’accordo, magari può consolarti.