Papa Benedetto XVI esalta i martiri, ma speriamo si riferisca solo a quelli cristiani

Pubblicato il 11 agosto 2010 11:35 | Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2010 12:05

Benedetto XVI e i martiri

”Il martirio è un grande atto di amore e una risposta all’immenso amore di Dio”. Non lo ha detto Osama bin Laden, ma papa Benedetto XVI, riferendosi naturalmente non ai martiri terroristi di oggi ma ai martiri cristiani di duemila anni fa.

Nell’udienza generale del mercoledì, tenuta nel cortile interno del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha parlato delle figure dei martiri, come quelli di cui in questi giorni ricorrono le solennità: San Lorenzo, San Ponziano papa, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), San Massimiliano Kolbe, questi ultimi due morti entrambi nel campo di sterminio nazista di Auschwitz: ”Il martire è una persona assolutamente libera, nei confronti del potere e del mondo, una persona libera che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita in un supremo atto di fede, di speranza, di carità, che si abbandona nelle mani del Creatore e del Redentore, sacrifica la propria vita per essere associato in modo totale al sacrificio di Cristo sulla croce”.

Sono frasi sublimi, anche se gli esempi citati non sembrano molto coerenti, non solo nel tempo, ma anche nelle caratteristiche dei martiri: alcuni probabilmente cercarono il martirio, altri lo subirono. Ma sono anche parole che possono suonare ambigue in questi tempi violenti, a meno che non si voglia affermare che ci sono martiri buoni e martiri cattivi secondo la religione di appartenenza.

Nel prosieguo del discorso Benedetto XVI ha dato una interpretazione meno integralista del martirio, che, ha detto, si modella ”sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio supremo di amore consumato sulla croce affinché noi potessimo avere la vita”.

E poi, guardando alla realtà di oggi, Ratzinger ha concluso con un sano realismo, dicendo che ”noi qui, probabilmente, non siamo chiamati al martirio ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata di Dio alla santità”’, e questo significa ”prendere la croce di ogni giorno su di sé”’: ”Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno di crescere ogni giorno in un amore più grande a Dio e ai fratelli, trasformare la nostra stessa vita e trasformare così il nostro mondo”.

E queste sono parole molto belle. Un po’ impegnative, ma più vicine a noi.