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Pier Carlo Padoan: Cuneo fiscale, imposte da dirette ai consumi, incentivi

Pier Carlo Padoan

Pier Carlo Padoan

ROMA – Pier Carlo Padoan, nuovo ministro della Economia, aveva le idee chiare. Bisogna, scriveva, alleggerire il costo del lavoro con

“aggiustamenti salariali e tagli del cuneo fiscale, da compensare con cambiamenti della composizione delle imposte in direzione della tassazione sui consumi”.

Ci vogliono, scriveva ancora, incentivi per le imprese che scelgono d’investire in nuovi mercati e nuove tecnologie, per innalzare la produttività del sistema, c’è la necessità di rilanciare la concorrenza sul mercato dei prodotti.

Sono concetti abbastanza generici, da ufficio studi; il riferimento ai consumi potrebbe tradursi nell’Iva ancor più alta, ma tanto basta perché Rossella Bocciarelli, del Sole 24 Ore, ne scriva con entusiasmo:

 “Se c’è qualcuno che può dare concretezza allo slogan “meno austerity e tanto sviluppo”, adottato con convinzione dal leader del Pd, Matteo Renzi, se c’è qualcuno che può assumersi il compito di non far fermare il lievissimo abbrivio, preso di recente dall’economia italiana dopo anni di dura recessione cercando di sostenerne lo sviluppo, è proprio lui, Pier Carlo Padoan”.

Questo Pier Carlo Padoan scriveva quando era all’Ocse e redigeva personalmente il rapporto sull’Italia. Priorità per l’Italia, sosteneva, sono

“l’uscita dalla disoccupazione e il rilancio della competitività” […dopo] svariati anni di consolidamento fiscale, bassa fiducia e inadeguata offerta di crediti, [che hanno portato l’Italia a] un tasso di disoccupazione a doppia cifra e nessun chiaro segnale di rapida ripresa”.

L’esperienza di tanti anni tra enti pubblici e organismi internazionali deve avere insegnato a Pier Carlo Padoan che tra il dire e il fare c’è di mezzo non il mare ma l’oceano e che è meglio non allargarsi troppo in proclami che poi saranno puntualmente sbertucciati dalla burocrazia. Anche perché il nodo è tutto nella capacità di un ministro di dominare la complessa macchina burocratica e svincolarsi dalle idee, a volte pericolose, dei dirigenti ministeriali, burocrati abituati più a proteggersi le terga che a rischiare e agire, se non per il peggio.

Per questo probabilmente, complici 24 ore di viaggio e il fuso orario, quando i giornalisti italiani lo hanno intervistato si è limitato a dire la più orribile banalità che potesse:

‘Per prima cosa farò una due diligence. È una cosa che dovrebbero fare tutti quelli che subentrano in un incarico”

ha detto a Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 Ore, Messaggero, come se non fossero anni che da Francesco Giavazzi a Carlo Cottarelli, c’è qualcuno che passa il suo tempo a fare due diligence e spending reviews.

In merito alla propria investitura,

”c’erano stati dei contatti negli ultimissimi giorni, ma la ‘svolta’ è arrivata giovedì sera”, racconta Padoan. ”È successo tutto molto in fretta, e i compiti che mi aspettano sono notevoli”. Padoan spiega quindi che non riuscirà a giurare sabato da ministro. ”Sono a Sidney per il G20”, dice al telefono con il Messaggero. ”Arrivo domenica mattina in Italia. Dall’Australia è lunga…”.

 

 

 

 

 

 

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