Pillola del giorno dopo/ Il commento di un lettore: “E’ un abortivo”

Pubblicato il 17 Luglio 2009 15:42 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2009 19:32

pillola-giorno-dopoSulla scia della notizia di un farmacista obiettore denunciato per non aver prescritto la pillola del giorno dopo, pubblichiamo il commento di un lettore:

«Per chi ha tempo, legga ciò che segue, e capisca che la pillola del giorno dopo può essere (e in molti casi è) un ABORTIVO.

1. La pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (essa può contenere estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo prevalentemente di tipo “antinidatorio”, cioè impedisce che l’eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina, mediante un meccanismo di alterazione della parete stessa.

Il risultato finale sarà quindi l’espulsione e la perdita di questo embrione.

Soltanto qualora l’assunzione di tale pillola dovesse precedere di qualche giorno l’evento dell’ovulazione, essa potrebbe talvolta agire con un meccanismo di blocco di quest’ultima (in questo caso, si tratterebbe di un’azione tipicamente “contraccettiva”).

Tuttavia, la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l’intenzione di provocare l’espulsione dell’eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d’emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità.

2. Decidere di utilizzare la dizione “ovulo fecondato” per indicare le primissime fasi dello sviluppo embrionale, non può portare in alcun modo a creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto, etc.) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l’individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova.

3. Pertanto, risulta chiaramente che l’acclarata azione “antinidatoria” della pillola del giorno dopo, in realtà, nient’altro è se non un aborto realizzato con mezzi chimici. Non è coerente intellettualmente, né giustificabile scientificamente, affermare che non si tratti della stessa cosa.

Del resto, appare abbastanza chiaro che l’intenzione di chi chiede o propone l’uso di detta pillola è finalizzata direttamente all’interruzione di una eventuale gravidanza in atto, esattamente come nel caso dell’aborto. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall’impianto della blastocisti nella parete uterina, come invece si tenta di suggerire implicitamente.

4. Ne consegue che, da un punto di vista etico, la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l’assunzione della pillola del giorno dopo. Ne sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone l’intenzione o meno, cooperassero direttamente con una tale procedura.

5. Un’ulteriore considerazione va fatta a proposito dell’uso della pillola del giorno dopo in rapporto all’applicazione della legge 194/78 che, in Italia, regola le condizioni e le procedure per l’interruzione volontaria di gravidanza.

Definire il ritrovato in questione un “antinidatorio” anziché, con una terminologia più trasparente, un “abortivo”, permette infatti di sfuggire tutte le procedure obbligatorie che la 194 prevede per poter accedere all’interruzione di gravidanza (colloquio previo, accertamento di gravidanza, determinazione dell’epoca di sviluppo, periodo di ripensamento, etc.), realizzando una forma di aborto del tutto nascosta e non registrabile da alcuna istituzione. Tutto ciò appare, dunque, in netta contraddizione con la corretta applicazione della pur contestabile legge 194».