Pirati, riscatti/ 80 milioni di dollari riciclati dai corsari a Dubai ed altri Paesi del Golfo

Pubblicato il 21 Aprile 2009 18:05 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2009 18:05

Organizzazioni criminali attive a Dubai ed in altri Paesi del Golfo riciclano le rilevanti somme di denaro pagate ai pirati somali per la liberazione degli equipaggi delle navi da loro sequestrate, a quanto riferisce il quotidiano britannico The Independent citando un’inchiesta condotta dell’industria navale mondiale.

Secondo l’inchiesta, solo lo scorso anno sono stati pagati 80 milioni di dollari (oltre 61 milioni di euro). Parte di questo denaro è finito nelle mani dei pirati somali, mentre milioni di dollari sono stati riciclati in conti correnti bancari negli Emirati arabi Uniti (UAE) e in altri Paesi del Medio Oriente. Vi sono anche indizi secondo cui una parte dei riscatti viene consegnata ad organizzazioni islamiche estremiste.

Stando a quanto riferito dagli investigatori, i cosiddetti “padrini” di queste operazioni illecite sono imprenditori somali e del Medio Oriente, così come di altri Paesi del subcontinente indiano.

I pirati agiscono in base ad informazioni sulla navigazione che ottengono tramite organizzazioni di comodo che si inseriscono nel database della lista dei movimenti navali dei Lloyd’s o della Jane’s Intelligence. I corsari si sono inoltre dotati di equipaggiamenti in grado di monitorare il traffico radio.

Christopher Ledger, direttore della compagnia Idarat Maritime, specializzata nella protezione del naviglio, collabora con i Lloyd’s ed ha dichiarato all’Independent che «sono in gioco vaste somme di denaro le quali consentono alle organizzazioni criminali di acquistare sofisticate apparecchiature per effettuare gli abbordaggi».

Una di queste organizzazioni sta sperimentando un tipo di vernice chiamata AR 1, inventata da uno scienziato tedesco residente negli Emirati Arabi Uniti (UAE), che secondo le informazioni raccolte renderebbe le navi pirate pressochè invisibili ai radar dei cargo.

L’esperto keniano di pirateria Andrew Mwangura, spesso coinvolto nei negoziati per il rilascio delle navi sequestrate, ha sottolineato che la pirateria lungo le coste somale si è ormai trasformata in azioni di vera e propria criminalità organizzata, i cui profitti finiscono nelle tasche di «personaggi di alto profilo» della regione semi-autonoma del Puntland e del passato governo di transizione somalo.

«Noi riteniamo anche con certezza che businessmen con base a Mombasa e negli Emirati arabi uniti facciano parte della rete», ha detto.

Intanto, l”International Maritine Bureau“, l’organizzazione internazionale di monitoraggio sui casi di pirateria, ha pubblicato le stime relative al primo trimestre del 2009. Gli attacchi dei pirati sono praticamente raddoppiati in questo periodo rispetto al passato e l’impennata è da attribuire all’aumento degli arrembaggi al largo delle coste somale e nel golfo di Aden.

Nel primo trimestre 2009 si sono registrati 102 episodi di pirateria contro i 53 dello stesso periodo dell’anno precedente, un aumento del 20%. In particolare si segnalano 34 casi di arrembaggio, nove scafi presi in ostaggio, 178 marinai sequestrati, nove feriti e due uccisi.