Pirati, Somalia, Msc Melody/ Pirati guidati con i satellitari. I passeggeri: siamo stati noi a sventare l’arrembaggio

Pubblicato il 4 Maggio 2009 10:33 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2009 13:26

I passeggeri tedeschi e americani della nave italiana Msc Melody non accettano il ruolo passivo durante il mancato arrembaggio dei pirati, cui li ha relegati il comandante, Ciro Pinto.

Secondo il sito internet del settimanale tedesco Spiegel (che ha una versione in lingua inglese), le cose sarebbero andate un po’ diversamente. Al momento dell’arrembaggio, il comandante Pinto era al bar, con due passeggeri australiani, che gli chiedevano proprio del rischio pirati. Non ci sono problemi, siamo lontanissimi dalla costa somala, ben al sicuro, li tranquillizzava il capitano.

In quel momento una signora, che passeggiava in coperta, si affaccia per vedere i baffi del mare e lancia un urlo: un’agilissima sagoma nera sta inerpicandosi su una fune, agganciata a qualche parte della fiancata con dei rampini. Sotto, una specie di scialuppa, carica di uomini armati. Al suo urlo accorrono altri passeggeri. Capiscono al volo e cominciano a bombardare il pirata con sedie sdraio, tavolini, cuscini e qualsiasi oggetto capiti a portata di mano. Il povero pirata non regge e cade in mare.

Intanto qualcuno corre dal comandante, che supera lo stupore, lancia l’allarme, ordina a tutti di andare sottocoperta e prende le armi dalla cassaforte. Il resto è noto. Spiegel ha raccolto il malumore di alcuni passeggeri, risentiti dal tono che, stando ai loro racconti, sembra un po’ paternalistico, del comandante, il quale, con grande loro dispetto, ha riservato tutto il merito a se stesso e all’equipaggio.

Il giornale cita anche il capo della Msc, Pierfrancesco Vago, il quale confermerebbe (“autentica”) la versione dei passeggeri: “Siamo stati professionali, ma siamo stati anche fortunati”.

Qui cominciano però alcune intriganti contraddizioni tra i due grandi concorrenti nel mercato mondiale delle crociere, Msc e Costa crociere, per bocca di  Vago e di Pier Luigi Foschi, presidente e amministratore delegato di Costa, le cui parole sono state diffuse dall’agenzia di stampa italiana Agi.

Dice Vago: a bordo c’erano le armi, ma chiuse in cassaforte.

Dice Foschi: a bordo delle nostre navi c’è il personale addetto alla sicurezza ma non ci sono armi.

Dice Vago:  quella è diventata una rotta troppo pericolosa, andremo sulla costa occidentale dell’Africa. Inutile correre rischi.

Dice Foschi: non c’è nulla da temere, le cose stanno migliorando, non cambieremo i nostri programmi. E sentite questa: “Il rischio è limitato perché gli itinerari si svolgono tutti in aree sicure: il fatto di raggiungere quell’area sicura può comportare, per un giorno e una notte, qualche pericolo durante la navigazione. Però, noi siamo molto visibili come azienda, siamo molto ben seguiti da chi ci deve seguire, quindi siamo sufficientemente tranquilli”.

Alla faccia dell’ottimismo. Comunque, mettetevi d’accordo.

Intanto Spiegel rivela un altro particolare, che fa onore all’intelligenza e alla capacità del comandante Pinto: poco dopo l’attacco suona il telefono satellitare sul ponte di comando. Un uomo, chiaramente africano dalla pronuncia, dice: siamo una nave non lontana da voi, abbiamo saputo che siete stati attaccati, dateci le vostre coordinate che veniamo ad aiutarvi. Il comandante chiede il nome della nave, l’altro tergiversa. Intanto sullo sfondo, Pinto sente rumori che non sono di mare ma di città, insiste sulla identificazione dell’interlocutore, che si nega. Allora Pinto chiude. Era la base dei pirati, in terraferma, che cercava la posizione esatta della Msc Melody per mandare rinforzi. Con buona pace della tranquillità del signor Foschi.