Pirati, Somalia: Tornare ai convogli per evitare gli arrembaggi, come ai tempi degli U-boat e della guerra

di Marco Benedetto
Pubblicato il 4 Maggio 2009 10:35 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2010 19:44

Se quello che sta avvenendo nelle acque davanti alla Somalia è guerra – e di guerra si tratta perchè la pirateria è considerata tale dal diritto internazionale – perchè non adottare la tattica navale classica che già gli Spagnoli usarono per difendere i galeoni carichi d’oro contro i pirati dei Caraibi nel XVI secolo e che l’Ammiragliato inglese dovette rispolverare in fretta per rintuzzare i branchi di U-Boot nazisti dell’ammiraglio Doenitz?

La tattica si chiama “convoglio” ed è un classico delle marine. Anzichè mandare allo sbaraglio sulle rotte infestate dai bucanieri e dai nemici,mercantili isolati e quindi facili prede, le navi che percorrono le stesse rotte si raggruppano in acque ancora sicure e poi affrontano la traversata delle zone a rischio insieme, protette da una unità militare che funziona da cane pastore per l’intero gregge. Nessun pastore si sognerebbe mai di proteggere una pecora alla volta dai predatori o di avere un cane per ogni pecora.
La soluzione del convoglio, che permise all’Inghilterra senza agricoltura strangolata dai sommergibili tedeschi e alla Russia di Stalin senza industrie belliche efficienti, di sopravvivere fino all’ingresso degli Stati Uniti in guerra, con cibo, armi, autocarri e panzer arrivati via oceano, è la più semplice, collaudata ed economica.

Anzichè sparpargliare corvette e fregate alla caccia di barchine, gozzetti, lance e gommoni di pirati, difficili da individuare anche con i radar perchè di bassissimo profilo fra le onde, una sola nave da guerra italiana, o francese o americana potrebbe coprire convogli di molte superpetroliere o porta container, anche grazie all’elicottero che ormai ogni unità moderna porta a bordo e dispone di radar “look down”, quelli che guardano dall’alto in basso, e sensori infrarossi nella notte quando il sole è sceso, la temperatura si abbassa e la “firma termica” degli assalitori diventa più nitida. L’elicottero permetterebbe di coprire un enorme spazio attorno al gregge delle navi.

Come l’Ammiragliato inglese e la US Navy capirono per forza, è assai più economico ed efficace costringere il nemico a dare la caccia a te, anzichè sparpagliare risorse limitate per dare la caccia a lui e le rotte commerciali, che i pirati conoscono benissimo, sono fisse come autostrade del mare. Una superpetroliera non girovaga in mare come una barca da diporto portata dal bel piacere del proprietario, ma segue, guidata dal satellite, percorsi prestabiliti.
Se davvero questa minaccia dei pirati straccioni è acuta come ci viene descritta e se la si vuole combattere, non potendo dichiarare guerra a uno stato che non esiste come la Somalia, il convoglio è la risposta, fino a quando i “deseperados” somali non troveranno un altro modo per far soldi, in una terra che non offre altre possibilità di lavoro e di guadagno.

Certamente non sarebbe piacevole per i croceristi a bordo di alberghi galleggianti a quattro stelle, intenti a bere, a giocare, a prendere il sole, a buttare soldi in souvenirs e a corteggiarsi l’uno con l’altra, navigare accanto a brutte portacontainer o petroliere, costringendo l’animatore di bordo, fra una strimpellata al piano come Fedele Confalonieri giovane e qualche esercizio di ginnastica per i più grassi,a spiegare che cosa voglia quella fregata lanciamissili che li affianca e quell’elicottero che volteggia sopra la testa.

Ma chi vola verso gli Stati Uniti dopo l’11 settembre ha provato la sensazione, non piacevolissima, di vedersi sfrecciare accanto, all’ingresso nel cieli americani, un F14 o un F15 che annusa attorno all’ aereo di linea esibendo sotto le ali missili aria-aria capaci di polverizzare un jumbo jet in pochi secondi, caso mai il pilota avesse il sospetto che il barbuto passeggero del posto J23 fosse deciso a raggiungere prematuramente le vergini in paradiso abbattendosi contro un edificio. L’animatore a bordo della nave da crociere potrebbe sempre intrattenere i crocieristi annoiati proiettando i “Pirati dei Caraibi” e raccontando che il debutto internazionale della marina da guerra americana avvenne proprio per stroncare i pirati della Costa dei Berberi, in Nord Africa, pochi anni dopo l’Indipendenza. La storia continua.