Pubblicità/ Crisi senza fine per stampa, tv e radio. Solo internet si salva, aumentando la raccolta rispetto al 2008

di Giancarlo Usai*
Pubblicato il 19 Giugno 2009 19:49 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2009 19:50

Solo Internet si salva dalla crisi della pubblicità. Secondo i dati Nielsen, nel primo quadrimestre del 2009, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, tutti i mezzi di comunicazione italiani hanno perso fortissime quote di investimenti pubblicitari. Nel solo mese di aprile il segno negativo è del 17,4 per cento.

E andando a osservare settore per settore, tutto il mondo dei media arranca, tranne la Rete, dove gli investimenti sono cresciuti del 6,7 per cento. In difficoltà televisione, radio e soprattutto stampa, con una diminuzione delle inserzioni del 25,6 per cento in confronto ai primi quattro mesi del 2008. 

Nell’ambito della comunicazione cartacea non c’è nessuno che si salvi: periodici (-29,5%), free press (-29%) e quotidiani (-22,7%). Anche considerando le dieci aziende “top spender”, quelle che in assoluto investono di più in pubblicità, il calo è di oltre il 20 per cento anche se Wind, Vodafone, Ferrero, Volkswagen, Unilever, Barilla, Procter&Gamble, Danone, Fiat e L’Oreal da sole hanno speso da gennaio ad aprile 2009 più di 390 milioni di euro.

La flessione degli investimenti sulla stampa è confermata dal venir meno dei proventi dai settori storicamente più legati agli investimenti di questo tipo: automobile e abbigliamento hanno in tutto calato i loro sforzi economici sui quotidiani nazionali del 36,6 e del 31,5 per cento.

Su Internet, invece, sempre nel quadrimestre preso in considerazione da Nielsen, c’è un incremento di raccolta pubblicitaria rispetto a dodici mesi fa di 188 milioni.

*Scuola di Giornalismo Luiss