Quattro veneti su cinque sono contrari al dialetto a scuola e nove su dieci promuovono “Fratelli d’Italia”

Pubblicato il 28 Agosto 2009 17:43 | Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2009 17:43

La Lega in Veneto ottiene molti voti, in media sfiora il 30 per cento. Ma molti dei veneti che la votano convinti non sono per niente altrettanto convinti dal “catechismo” leghista. Infatti va bene insegnare ai ragazzi la storia del loro territorio, ma il dialetto proprio no: secondo un’indagine dell’istituto di sondaggi “Panel Data” svolta su un campione di 700 veneti, quattro cittadini su cinque bocciano la proposta della Lega Nord di inserire il vernacolo locale tra le materie d’insegnamento e di far sostenere ai docenti un apposito esame, perchè «l’identità veneta va salvaguardata, ma non a scapito di quella nazionale».

Nove veneti su dieci, inoltre, sono contrari a cambiare l’Inno nazionale e non hanno dubbi sul mantenimento di “Fratelli d’Italia”. Il cosiddetto “popolo padano”, quando vive la sua vita reale mostra così di essere decisamente “laico” rispetto all’ortodossia leghista. Sa che conoscere l’inglese serve molto più che cantarsi le canzoni in dialetto, sa che la lingua italiana, a conoscerla davvero, è una risorsa e non un’imposizione. Sa insomma che la “piccola patria” non è un buon affare. E, se glielo domandi, il popolo padano svela il bluff. Bluff che invece paradossalmente a Roma nessuno va a “vedere”. Nella politica, in Parlamento, sui giornali e in tv il bluff funziona, il bluff della Lega che afferma di avere in mano la carta di un’intera popolazione pronta a cantare “Va pensiero” e ansiosa di parlare in dialetto. I veneti la Lega la votano, la ritengono utile ma il popolo padano pronto alla secessione, anche solo culturale, semplicemente non esiste.