Rai al rallentatore

Pubblicato il 29 luglio 2010 10:03 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2010 10:03

Dopo 43 anni la tv di Stato manda in soffitta la moviola, una decisione che avvantaggia i rivali

Il caldo torrido fa brutti scherzi, dalla cronaca nera o nerissima agli incendi nei boschi. Alla moviola. Gli incendi spessissimo dolosi, intendo. Mettiamo che per evitarli si recintino tutti i boschi d’Italia, impedendo di entrarvi e facendoli occhieggiare da noi solo da “fuori”. Ma tutti i boschi, proprio tutti? No, solo quelli “pubblici”. In quelli privati si può entrare, e sempre senza controllo, esattamente come prima della misura di recinzione dei boschi pubblici.
Il calcio è appunto un bosco, un sottobosco e una jungla insieme.
Per analizzarne le partite da 43 anni c’è un marchingegno che chiamano moviola. Rallenta, velocizza, riparte, scompone…

Ne viene fuori ovviamente un’altra partita, quella della mente da un lato e quella della realtà “vera” dall’altro, fredda, statica, resa quasi “falsa” dalla troppa razionalità. C’è un piccolo particolare: che la moviola non viene ormai usata altrimenti che per “incendiare” la merce che vendono le tv (alla radio è leggermente diverso e sulla stampa scritta c’è poco da moviolare…), cioè l’indotto delle partite in cui le decisioni dell’arbitro quasi sempre la fanno da padrone. Con la moviola si possono o meglio si potrebbero fare tante cose, come esaminare azioni belle e brutte, giochi di prestigio ed errori madornali, lati umani e meno umani dei protagonisti ecc.
Invece viene adoperata solo per appiccare gli incendi, pardon, per far discutere i tifosi sulla base degli addetti ai lavori. Formula spesso reversibile: per far discutere gli addetti ai lavori (tifosi o “azionisti” del prodotto che vendono) sulla base di quello che si aspettano che i tifosi vogliano. È il solito criterio che sta alla base della corruzione in tutti i campi (cfr. Franco Fortini a proposito della droga: “Si dà alla gente quello che chiede…”).

La lunga premessa serve a mettere a fuoco (pardon di nuovo, a inquadrare) meglio il contesto in cui la Rai, dopo aver introdotto la moviola sul calcio in tv nel 1967 con la Domenica Sportiva condotta da Enzo Tortora, ha appena deciso che da adesso in poi niente più moviola, sentina di tutti i mali: verranno didatticamente spiegate le regole e la loro applicazione da “personale qualificato” a quanto pare fornito dalle istituzioni sportive preposte. Basta con la “droga di Stato”, ovvero le accese e spesso barbare controversie sugli errori arbitrali. Non li si fanno vedere, ed è risolto il problema. Alla tv vedranno le partite “come se” fossero stati allo stadio. 

È una buona idea? Vediamo. Intanto, se la moviola viene “espulsa” dalla tv pubblica per autodeterminazione, tutte le altre tv ovviamente non faranno lo stesso e saranno casomai tentate di raddoppiare la dose di moviola domenicale o quotidiana: non è forse la merce che “tira” di più? Quindi da questo punto di vista si svuota il mare con un secchiello, sia pure rinomato. Ma a questa obiezione si può facilmente obiettare: ma come, proprio tu che tuoni da decenni contro la protervia sottoculturale dell’informazione sportiva, specie televisiva, a colpi di moviola appicciafuoco, contesti la prima iniziativa che vorrebbe invertire la tendenza? Ma allora che si deve fare? Davvero non sta mai bene nulla e come fai sbagli? Non hai forse deprecato il biscardismo imperante in tutte le forme e in tutte le sedi possibili? Dovresti farci un monumento, a Rai Sport, ai vertici aziendali, a tutti coloro che con sprezzo del mercato immediato e rispetto di una pedagogia sportiva nei confronti dei baluba (che nel frattempo hanno già cominciato ad accopparsi nelle amichevoli di luglio, ndr) vogliono “cambiare le cose”… E in effetti questa sortita ha comunque un formidabile merito: che “accende” un minimo di attenzione e di dibattito sulla questione “moviola”. Ma ci sono tre controindicazioni principali a tale sortita, che andrebbero perlomeno discusse assieme alla questione stessa rappresentata dalla moviola.

La “lotta alla “moviola”, ossia a come viene comunemente adoperata, capita in un periodo di chiusura nei confronti dell’informazione, di qualunque tipo e su qualunque medium. Siamo nell’era del bavaglio dopo essere affondati nell’epoca della informazione truccata o partigiana o servile. Entreremmo quindi – con la inibizione della moviola – nella sotto-era (nel calcio purtroppo regna uno status sempre culturalmente subalterno, un substatus) del “bavaglino”, come detto peraltro non condiviso dai competitors (?!?) privati della Rai. È un altro elemento di chiusura, mentre ci sarebbe tanto bisogno di apertura e di senso di responsabilità deontologico accrescendo la possibilità di informazione e non riducendola, come invece si congettura di fare in Parlamento in una sorta di inciucio onnicomprensivo (o quasi). Dunque il momento per “uscire dalla moviola” coincide stranamente e perfettamente con quello in cui si vorrebbe “uscire dalle intercettazioni”, “uscire dall’efficienza/efficacia di chi indaga, accusa e giudica”, “uscire dalla libertà di informare” sulla quale però già oggi, senza ancora alcun bavaglio legislativo, mi vien fatto di pensare, dire e scrivere in linea di massima il peggio.

I responsabili di tale decisione “epocale” sanno certamente chi era Ned Ludd. Io li conosco, e so che lo conoscono, che fa parte del loro patrimonio professional-formativo. Lavorano in un mezzo di comunicazione ancora oggi importantissimo, prima che faccia davvero i conti con l’avvento di massa di Internet, cioè la tv: immaginatevi allora che coloro che lavoravano alla radio avessero cercato di “rompere” la tv quando è nata, così come all’inizio del XIX secolo in piena Rivoluzione Industriale in Inghilterra fece il tal Ludd contro i telai e le macchine che toglievano lavoro alla manodopera in senso stretto, umano. Il luddismo contro il cosiddetto o sedicente progresso tecnologico. E che altro è impedirsi la moviola se non una forma di luddismo rotondocratico? Un tagliarsi qualcosa per fare un dispetto o un favore a qualcun altro?

Nel 1967, agli albori movioleschi, come detto c’era Tortora: insomma, un gran professionista. Mi viene il dubbio che adesso in giro i Tortora (o gli Zavoli applicati in un certo periodo della loro carriera) non ci siano più, oppure come Erode li abbiano fatti fuori in culla. Voglio dire che non è la moviola come mezzo in sé ciò che va temuto, proprio in un momento in cui il furbo Blatto Blatter presidente della Fifa sta ponzando sull’introduzione delle telecamere da linea di porta, per dire che qualche cosetta per ammodernarci andrà pur fatta. È l’uso della moviola, come è l’uso dell’intiera televisione, come è l’uso dell’informazione, che va discusso e riesaminato. Ripeto, per aprire, non per chiudere.
La domanda potrebbe essere: come è stata utilizzata la moviola finora, e perché, e da chi a partire naturalmente dalla Rai oggi in autodiscussione? Suggerisco un programma di memoria su tutto ciò, sulle facce, le parole, i comportamenti degli addetti ai lavori/livori e di coloro che ce li hanno messi. Un bel “bucato” per vedere chi lava più bianco, e quanto conti la responsabilità di quelle stesse istituzioni calcistiche (e arbitrali in particolare, ma nel potere coincidono) che adesso vorrebbero stemperare la violenza. Rompendo alla Ludd la moviola, o applicandole all’Alfano un bavaglino da bebè, celeste per lo più ma ormai anche rosa… (a quando una bella rissa da stadio tra amazzoni tifose?).

da Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2010


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