Razzismo/ Pestato a sangue a Limbiate il padre di Randa Ghazy, la scrittrice egiziana 22enne, autrice di un libro sul fenomeno dell’immigrazione di seconda generazione

Pubblicato il 25 Giugno 2009 17:06 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2009 17:06

Le parole, scandite in perfetto italiano «Tornatene al tuo Paese» tuonano ancora nelle orecchie dell’egiziano Ibrahim Ghazy, il cuoco 64enne, padre della 22enne scrittrice Randa Ghazy, in Italia da oltre vent’anni. Si è parlato di vero  e proprio linciaggio di massa del quale ora si stanno occupando i carabinieri della stazione di Limbiate e compiuto, a causa della lite per un parcheggio.

Ibrahim Ghazy è finito all’ospedale di Garbagnate Milanese con due costole fratturate, una vertebra scheggiata e una prognosi di almeno 45 giorni.  «Quella che mi ha colpito è una rabbia razzista. Un odio a sangue» ha dichiarato Ibrahim Ghazy.

Tutto ha avuto inizio la scorsa settimana quando, portando la propria auto nell’officina di via Sambernardo, Ghazy  si è trovato di fronte un tale, identificato poi con il nome di Roberto Genovesi. «Mi ha detto che non potevo posteggiare lì – racconta Ghazy dal letto d’ospedale – nonostante sia una strada pubblica, di fianco a una piazza pubblica». Peraltro, la casa di Roberto Genovesi non è accanto all’officina, ma almeno una ventina di metri più in là. «Mi ha tirato un pugno, ma ho lasciato correre. Avevo di fronte una giornata piena di lavoro, c’era da cuocere il pesce, in pizzeria. E ho pensato: se mi metto a litigare ora, non combino niente».

Il lunedì successivo Gil cuoco egiziano non ha trovato solo Roberto Genovesi ad aspettarlo davanti all’officina, ma tutta la famiglia: padre, madre, moglie e figlio. Scattavano foto e la signora più anziana lo picchiava con un bastone insultandolo. Dopo l’ennesimo pugno, Ghazy si è sentito costretto a difendersi e ha risposto all’aggressione.

Da quel momento in poi, il panico: il meccanico racconta di aver visto Ghazy rifugiarsi dentro l’officina con la famiglia Genovesi che lo inseguiva. Spinto contro il muro, è stato preso nuovamente a colpi di bastone sulla schiena e a calci. Il meccanico ha poi riferito: «Un linciaggio, ecco cos’è stato. Una violenza simile l’ho vista solo in tv, solo nei film. E per di più contro un uomo come Ibrahim, sempre gentile, sempre a modo: uno che non alza mai la voce, figurarsi le mani. Ma sono sicuro che a scatenare la rabbia c’è stato il fatto che fosse egiziano».

La figlia di Ibrahim Randa Ghazy, autrice di tre libri, l’ultimo dei quali – “Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista” ha detto: «Mio padre è una persona onesta e pacifica, rigorosa nel rispettare i diritti degli altri, non si meritava una cosa del genere, e oltre al dolore fisico ora si porta dietro un senso di offesa e umiliazione. La nostra identità non cambia, siamo sempre italiani. È la fiducia nei confronti degli altri ad essere profondamente danneggiata. Ora spero che la giustizia faccia il suo corso e punisca severamente questa ferocia. Altrimenti lo sconforto e il senso di ingiustizia minano gravemente le persone che la subiscono e la loro fiducia e il loro amore per il Paese in cui hanno scelto di vivere».