Renzo, 23 mesi, in affidamento, muore nella piscina gonfiabile nella villetta di Pandino (Cremona) che poteva essere la sua nuova casa

Pubblicato il 25 Giugno 2009 22:35 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2009 22:35

In provincia di Cremona un bambino di 23 mesi è deceduto annegando in una piscina gonfiabile. Inutili sono stati sia il disperato tentativo di rianimazione di un vicino richiamato dalle grida d’aiuto della donna sia l’intervento dei sanitari del 118 subito allertati. Il bambino è morto prima di arrivare in ospedale.  La tragedia si è compiuta venerdì sera a Pandino, in provincia di Cremona.La vittima del tragico incidente si chiamava Renzo e avrebbe compiuto due anni tra un mese. Figlio di un egiziano, panettiere a Milano, e di un’italiana in cura ai servizi psichiatrici di Crema, il bambino era stato affidato ad una famiglia di volontari. La sistemazione era provvisoria: il piccolo doveva tornare sotto le cure del padre biologico una volta che questo avrebbe potuto prendersi carico della sua assistenza in assenza della madre.

“Persone di assoluta fiducia”, così Maurizio Borghetti, assessore ai servizi sociali di Crema, descrive la coppia cui Renzo era stato affidato. L’uomo e la donna hanno tre figli, l’ultimo appena neonato, e sono conosciuti nel mondo associativo locale per la collaborazione con la “Giovanni XXIII”, un’associazione che si occupa dei problemi dell’infanzia.

La scena del dramma è la villetta della coppia, situata nei dintorni di Pandino, paese in provincia di Cremona. Fin da subito la dinamica dell’incidente è apparsa chiara. Renzo giocava in giardino con i fratelli adottivi quando la madre si è assentata per congedare dei visitatori. Mentre questa percorreva i venti metri che separano il giardino dal cancello, Renzo, per raggiungere i fratellini, scavalcava il bordo della piscina. A conferma di tale ricostruzione, i carabinieri hanno reperito la traccia dei sandali del bambino sul bordo della piscina che è stata immediatamente posta sotto sequestro giudiziario.

“A quelli metto una bomba!”, queste sarebbero state le parole del padre biologico, saputa la notizia del decesso di Renzo. Frasi dettate dalla rabbia e dallo choc psicologico, si affretta a precisare l’assessore Borghetti, puntualizzando che l’affido del piccolo non era stato problematico e che era condiviso dal padre biologico. Intanto la procura ha aperto un fascicolo che raccoglierà gli atti del procedimento. L’avviso di garanzia e l’accusa di omicidio colposo e omesso controllo sono atti dovuti nell’inchiesta. Tuttavia, la pm di Crema, Daniela Borgonovo, ha subito dichiarato di non aver ravvisato alcun reato nel comportamento della donna.

Il dramma di Renzo porta all’attenzione la minaccia sempre presente degli incidenti domestici, e specialmente di quelli che ogni estate avvengono nelle piscine private e pubbliche. Solo pochi giorni fa, Massimo C., di soli nove anni, è annegato nella vasca dello stabilimento comunale di Seregno, vicino a Milano (cf. Blitz). Incidenti simili a quello del piccolo Renzo hanno occupato le pagine di cronaca nel 2002 a Mantova, nel 2007 a Gargano, nel 2008 a Rivarossa Canavese.