Ricerca Usa/ L’inquinamento “soffoca” il cervello: i bambini nati nelle aree inquinate hanno il Q.I. di 5 punti più basso rispetto ai loro coetanei.

Pubblicato il 23 Luglio 2009 1:03 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2009 1:03

L’aria inquinata rende meno intelligenti. A mostrarlo, un gruppo di ricercatori di New York che hanno preso in esame un campione di 250 bambini.

I risultati della ricerca, condotta sulle mamme durante il periodo di gravidanza,  hanno dimostrato che i figli delle gestanti esposte a maggiore inquinamento durante i nove mesi hanno mediamente un Quoziente Intellettivo più basso degli altri.

Lo smog delle aree metropolitane più inquinate, come Manhattan e il South Bronx, quindi, danneggia lo sviluppo cognitivo. I test sul QI, condotti all’età di 5 anni, hanno mostrato che i bambini vittime dell’inquinamento hanno in media un punteggio più basso di 4 o 5 punti rispetto ai coetanei meno esposti allo smog. Una differenza significativa che, secondo la direttrice della ricerca Frederica Perera, può danneggiare l’iter scolastico dei bambini.

Questo non vuol dire, secondo Michael Msall, pediatra dell’università di Chicago, non coinvolto nella ricerca  che «questi bambini non impareranno a leggere e scrivere». Certo, però, che se si ha la possibilità è preferibile evitare le aree più inquinate.

Intanto si attendono nuove ricerche che possano confermare o smentire
uno studio che sembra destinato a lasciare un segno nel settore. Già in precedenza, la Perera aveva collegato l’esposizione all’inquinamento prenatale con l’aumento delle anormalità alla nascita e l’esposizione al cancro.

Secondo i ricercatori, esistono agenti inquinanti in grado di scavalcare la placenta come le emissioni di fabbriche e automobili ed il tabacco.

Di tutto il campione preso in esame, il 56% appartiene alla fascia più esposta agli agenti inquinanti. Si tratta di famiglie che vivono in vie trafficate e depositi di autobus, soprattutto neri e dominicani.

I ricercatori hanno in programma un continuo monitoraggio del campione per valutare se esistano ulteriori effetti dannosi di lungo periodo.