Scuola Italiana/ Il ritorno della divisa. Progresso sociale?

Pubblicato il 2 Luglio 2009 16:53 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2009 16:53

Da Settembre 2009, nella scuola statale secondaria di primo grado “Centro Storico” di Pordenone, a scuola si andrà in uniforme.  La proposto di Teresa Tassan Viol, dirigente scolastico, è stata approvata all’unanimità dal Consiglio di Istituto. Sebbene la novità sembri, a prima vista, portare indietro l’orologio all’epoca della scuola prerepubblicana, gli intenti del dirigente della scuola sono quelli di promuovere l’integrazione e lo sviluppo sociale.

Le diversità di abbigliamento rappresentano uno tra i più importanti fattori di discriminazione negli istituti italiani. La “Centro Storico” è considerata una scuola difficile anche in ragione dell’elevato numero di studenti di origini straniere. Qui, le difficoltà di integrazione si innestano anche sui codici d’abbigliamento basati sul culto delle griffe, potenti fattori di esclusione e che penalizzano, spesso, famiglie di migranti che non si possono permettere per i figli l’acquisto di Fred Perry o Nike.

Il solo punto che avrebbe potuto trattenere Tassan Viol dal portare avanti la sua proposta erano i costi aggiuntivi che la divisa avrebbe potuto far pesare sui conti delle famiglie. Ma la preside è convinta «che ciò non accadrà: al contrario, la nostra decisione mira all’obiettivo del risparmio. Vestiti ci dovevano venire comunque a scuola: con la maglia o la felpa non rovineranno altri indumenti certamente più costosi».

Da quando la proposta è stata annuciata, diverse chiamate di soldiarietà sono giunte alla dirigente scolastica. «È vero – ha confermato la dirigente – nemmeno un preside, né colleghi.  Ma vedremo da domani se qualcuno deciderà di emularci».