Sieropositivo infettò la compagna che poi morì ed ebbe rapporti con 226 partner: condannato a 16 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Dicembre 2021 - 11:40 OLTRE 6 MESI FA
cassazione, foto ansa

Sieropositivo infettò la compagna che poi morì ed ebbe rapporti con 226 partner: condannato a 16 anni. nella foto Ansa, il palazzo della Cassazione

Un uomo di 28 anni di Montecarotto in provincia di Ancona, ha consapevolmente contagiato con l’hiv due ex fidanzate. 

L’uomo è stato ora condannato dalla Corte di Cassazione la quale ha emesso una sentenza di 16 anni e 8 mesi per lomicidio volontario e lesioni personali gravissime. Il ricorso presentato dalla difesa è stato quindi rigettato. L’uomo sapeva di essere sieropositivo e continuava ad avere rapporti non protetti con le sue partner.

Contagia le partner con hiv, Cassazione: “Agiva in modo cinico e spregiudicato”

Secondo la Cassazione l’uomo ha agito “con fare cinico e spregiudicato“. Nel suo pensiero “si mescolavano elementi di negazionismo”. Dato che frequentava siti di incontri avrebbe messo a rischio ben 228 persone. Un untore seriale quindi. Il suo arresto avvenuto nel 2018 ha messo fine a questa pratica. Nel 2017 l’uomo ha avuto una figlia da uan donna poi morta proprio a causa di una patologia legata all’Hiv. La donna aveva scoperto di essere malata grazie ad alcuni amici che l’avevano avvisata (troppo tardi) sulle frequentazioni del fidanzato. 

Il 38enne frequentava siti di incontri 

“Vi aiuto a cercare i 228 partner” avrebbe detto l’uomo agli agenti che lo stavano arrestando. Il riferimento era ovviamente alla frequentazione dei siti d’incontri per cercare donne e uomini con cui avere rapporti non protetti.

Davanti alla compagna, il 38enne si giustificò: “Ho rifatto gli esami e non è risultato nulla. L’Hiv non esiste, è una balla, sono i farmaci che ti ammazzano”.

I suoi difensori erano ricorsi in appello chiedendo “la nullità del processo, l’annullamento del reato di omicidio contestato e la rivalutazione in termini di colpa e non di dolo”.

La sentenza è definitiva

A settembre i giudici della Cassazione si erano presi tre mesi di tempo appellandosi all’articolo 615 del codice di procedura penale, rinviando il giudizio a dopo una discussione “per la molteplicità o per l’importanza delle questioni da decidere”. Ora è arrivata la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa. Omicidio volontario e lesioni personali gravissime. Ora la difesa non esclude un ricorso alla Corte europea.