Somalia/ Il governo di Mogadiscio chiede aiuto militare ai paesi confinanti. Continuano gli scontri tra le truppe nazionali e i ribelli che spingono per un colpo di Stato

Pubblicato il 22 Giugno 2009 9:57 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2009 9:58

Sale la tensione a Mogadiscio, dove gli scontri tra le truppe nazionali e i ribelli si fanno sempre più aspri. Il governo somalo ora chiede l’intervento dei paesi confinanti per sedare le insurrezioni che da settimane minacciano la stabilità dell’area.

«Il governo si sta indebolendo – ha detto il presidente del Parlamento Sheikh Aden Mohamed Nur – abbiamo chiesto ai Paesi vicini, Kenia, Gibuti, Etiopia e Yemen di inviare truppe in Somalia». Secondo quanto raccolto dalle autorità, i ribelli sono attrezzati e possiedono armi molto più sofisticate di quelle attualmente in mano ai militari di Mogadiscio.

Dopo la morte del ministro della sicurezza, ucciso giovedì da una bomba insieme ad altri quattro funzionari, un altro esponente politico è stato freddato in un agguato a colpi di arma da fuoco nella giornata di venerdì a Mogadiscio. La vittima, Mohamed Husein Addow, era un alleato del presidente moderato Sharif Sheikh Ahmed, sempre più a rischio con l’incalzare delle rivolte che mirano a rovesciare il governo di transizione. Il 17 giugno, invece, era stato ammazzato anche  il capo della polizia.

Intanto migliaia di donne e bambini hanno già lasciato le proprie case per dirigersi nel corridoio di Afgooye, una ventina di chilometri a sud dalla capitale, diventato ormai un grande dormitorio all’aperto.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, sono almeno 200 le persone che hanno perso la vita negli scontri degli ultimi due mesi. Sebbene non sia ancora pervenuta nessuna offerta ufficiale di aiuto militare, il ministro dell’Informazione, Farahan Ali Mohamoud, ha fatto sapere che la Somalia ha ricevuto risposte positive da alcuni paesi.

Secondo gli esperti, restano ancora da capire le condizioni in cui stanno operando i ribelli e non è chiaro quanto sia vicina la minaccia di un colpo di Stato per rovesciare il debole governo somalo.