Sugli immigrati la Chiesa parla a tre voci. Sì, no, forse alla legge Berlusconi-Maroni. Il Vaticano uno e trino

Pubblicato il 3 Luglio 2009 17:28 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2009 17:29

La legge Berlusconi-Maroni sugli immigrati? La politica del governo italiano sugli stranieri? La linea della maggioranza di centro destra sulla sicurezza? Sì, oppure anche no, oppure anche forse. Che sia un caso o una scelta, il segno di un imbarazzo o una strategia, il segnale di una divisione o una ragionata voglia di opinione “plurale”, il Vaticano, o meglio la Chiesa cattolica italiana, parla in materia con voce una e trina. C’è un monsignore, il più vicino alla materia per competenza, Marchetto responsabile della questione migranti. Dice che la legge che istituisce il reato di clandestinità porta “dolore e difficoltà” agli stranieri. Il ministro degli Interni Maroni lo accusa di “cantare la solita litania” e lo invita di fatto a farsi gli affari suoi. Marchetto risponde che “un cristiano se fa il suo dovere non guarda le pietre che gli tirano dietro”. E’ la Chiesa, quel pezzo di Chiesa, quella voce autorevole e vaticana che boccia la legge e il governo.

Ma c’è la voce più ufficiale che ci possa essere: padre Federico Lombardi che di mestiere fa appunto il “portavoce” vaticano. Dice che: “Il Vaticano in quanto tale non si è pronunciato sulla legge del governo italiano”. E’ una chiara smentita a Marchetto, un modo esplicito per lasciarlo solo, un modo implicito per far sapere a Berlusconi e al suo governo che, come si sa, chi tace in fondo acconsente. E’ la Chiesa, quel pezzo di Chiesa, la voce autorevole e vaticana che regala al governo italiano un sì di sostanza e anche di forma, seppur non solenne.

E c’è don Domenico Pompili, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei, conferenza dei vescovi italiani, che dice: “Di fronte al fenomeno complesso dell’immigrazione una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico, che è comunque necessario garantire, è evidentemente insufficiente. Servono anche politiche per favorire l’integrazione”. Se queste politiche “servono” è evidente che la voce della Cei non le vede. Però “serve”, si fa capire, anche quello che c’è. Anche se forse non tutto quello che nella legge c’è. E’ la Chiesa, quel pezzo di Chiesa, la voce autorevole e vaticana che a domanda risponde: forse.

Il Vaticano uno e trino. Comprensibile. Aprire un fronte, e che fronte, con il governo Berlusconi il Vaticano non vuole. Molto ha avuto e molto si attende da questo governo in tema di leggi sulla scuola e in materia di legislazione sulla bioetica. Se Famiglia Cristiana chiama tutto questo “un piatto di lenticchie”, la Santa Sede proprio non concorda. Sabotare quindi il governo e il suo asse culturale no, proprio no. Ma aderire nemmeno si può perchè la Chiesa non è solo il suo governo, è anche la comunità dei fedeli a cui tanto cristiana questa legge proprio non appare. Nè aderire nè sabotare e quindi la terza formula: ordine pubblico più integrazione, anche a costo di assumere una posizione che, più che evangelica, più che dettata dal sì o dal no, è calibrata con il bilancino tipico delle terrene e contingenti forze politiche.

Vaticano uno e trino, almeno in Italia, sulla questione dei diritti umani degli immmigrati. Come possano comporsi le parti in santa e unitaria trinità è materia e articolo di fede, quando si tratta della natura divina. Come il sì, il no e il forse a Maroni e a Berlusconi qui su questa terra possano comporsi in un’azione al tempo stesso politica, evangelica e coerente è materia e articolo di calcolo, scelta e schieramento, quando si tratta della natura terrena del Vaticano.