Tirare la cinghia, tirare la corda

Pubblicato il 15 agosto 2010 2:02 | Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2010 2:02

Dopo tre rubriche abbastanza repellenti dedicate al Gran Buffet della politica balneare, avevo intenzione di parlar d’altro. Ma la situazione schizoide e truffaldina, da piccoli Borgia che anche a Ferragosto dall’alto (?) dei loro privilegi tramano all’interno della “casta” come se il Paese non esistesse, mi induce a riparlarne. Anche perché la caterva di commenti che leggo qui, nell’ovvia legittimità del dissenso, mi convince che quasi nessuno legge quasi niente, forse il titolo o le prime righe o comunque senza alcuna attenzione a quello che si scrive, fermi nei pregiudizi o negli orinatoi di pensiero, remoti da quello che un articolo realmente contiene.

Allora: il Censis ci dice che 6 italiani su 10 non sono andati né andranno in vacanza, e che è tutto e quasi esclusivamente un pendolariato agostano. Il Comune di Roma misura, sul consumo d’acqua e sulla quantità di rifiuti prodotti, intorno ai 100 mila in più dell’anno scorso (attenzione, già anno di crisi dichiarata) i romani rimasti a casa. I timori dell’economia mondiale fanno il resto. Stiamo (sì, stiamo, tutti coloro i quali non godano della franchigia della “casta” e del denaro) “tirando la cinghia” e continueremo a tirarla. Nel frattempo tutta (tutta, capito?) la classe politica, impastata nella più generale classe dirigente del Paese che tira la cinghia, fa i sondaggi sul fatto che le convenga oppure no andare al voto anticipato. Si vedono i giochetti all’interno di “Futuro e Liberta”, le conte più o meno sincere, le risposte di Berlusconi e dei suoi, la voglia di Bossi. E dall’altra parte ( ma esiste “un’altra parte”?) le paure dell’opposizione sempre dettate dai sondaggi, le differenze tra Bersani, Vendola e Di Pietro, l’occhio lungo di Casini e Rutelli, la sala d’attesa prepolitica politicante di Montezemolo e soci. Governo tecnico o elezioni ? Essere o non essere? (Personalmente, ritengo che andare di nuovo al voto per la terza volta in cinque anni e con le solite facce sarebbe una follia e un insulto al Paese. Ma si sa, non me ne intendo …).
Nel frattempo la stampa spara cartucce da una parte e dall’altra all’interno della coalizione di maggioranza, e ondeggia secondo l’opportunità e l’opportunismo dei giochi politici all’interno della coalizione di minoranza. Buffet politico, insomma, connotato dalle parole di Ostellino sul “Corriere della Sera” di ieri, in apertura, a proposito di “libera informazione”:”…Non è compito di media indipendenti organizzare, e condurre, campagne pro o contro uomini e partiti politici per delegittimarne il ruolo istituzionale. Dovere dei media è riferire i fatti ed esprimere giudizi verificabili nei fatti. Il resto è militanza politica. Legittima. Ma altra cosa dal giornalismo”. Perfetto, caro Pierino: ma da sempre che cosa stanno facendo i media da noi? E come mai te ne accorgi adesso? E tu scrivi su un medium indipendente? Sì? Sicuro? E quali media indipendenti conosci? Prego l’elenco…
Nel frattempo Bossi parla di “palude” da cui uscire, dimenticando che è nella palude che trionfano i Caimani e che invece di uscirne semplicemente dalla sponda della convenienza partitica bisognerebbe bonificarla (dopo il film di Moretti sulla “palude” italiana avrò scritto 100 articoli e un pugno di libri). E la Gelmini, Ministro di quello che è e/o dovrebbe essere in ogni Paese civile il principale settore di crescita, rilascia interviste sul clima politico con un livello lessicale da scuola elementare. La sua biografia del resto è ricca di nullismo politico (informarsi nelle zone del Garda da cui proviene…) e povera di titoli di studio conseguiti “cum ira et studio”. Insomma, mentre il Paese tira la cinghia la politica tira la corda. E se si dovesse spezzare nel prossimo autunno, mentre la “casta” continua a fare i propri conticini? Davvero sarebbe una “grande sorpresa”?
da Tiscali notizie, Indietro Savoia 
13 agosto 2010


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