Usa, auto/ Chrysler verso il fallimento ma Obama dice che l’accordo con Fiat si farà

Pubblicato il 30 Aprile 2009 9:50 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2009 9:50

Le trattative tra il ministero del Tesoro e i piccoli creditori di Chrysler si sono interrotte nella notte, rendendo così quasi certo che la casa automobilistica ricorrerà al Chapter 11 per la bancarotta protetta, a quanto scrivono il Wall Street Journal e il New York Times.

Il Tesoro ha aumentato l’offerta ai piccoli creditori di 250 mila dollari, portandola 2,25 miliardi, per ottenere l’annullamento del debito di 6,9 miliardi della Chrysler, ma l’offerta è stata respinta.

La Chrysler va quindi verso il fallimento, ma questo non avrà effetti negativi sull’accordo con la Fiat. Il presidente americano Barack Obama si dice “più ottimista rispetto a un mese fa” sulle possibilità di sopravvivenza della casa automobilistica Usa e sull’intesa con quella italiana. La bancarotta, secondo la Casa Bianca, sarebbe comunque “un passaggio rapido, il più rapido”.

Nel corso della conferenza tenuta in occasione dei primi 100 giorni di presidenza, Obama ha ribadito il disinteresse nel lungo periodo del governo a controllare quote di capitale in case automobilistiche e banche: “Siamo più concentrati su Afghanistan, Iraq, influenza suina, che sul guidare società”, spiega Obama.

Fiat e Chrysler – secondo indiscrezioni – potrebbero firmare già tra oggi o domani l’accordo di partnership, sancendo così il salvataggio della più piccola delle case automobilistiche americane, anche se un suo passaggio per una bancarotta temporanea non è da escludere.

E anzi è l’ipotesi più probabile, vista la contrarietà alla proposta di ristrutturazione del debito mostrata da tre fondi, Oppenheimer, Perella e Stairway.

I grandi creditori di Chrylser (JPMrogan, Goldman Sachs, Citigroup e Morgan Stanley) hanno già dato il via libera alla proposta del governo. E stanotte, i lavoratori Chrysler aderenti al sindacato United Auto Worker (Uaw) hanno ratificato l’accordo per il taglio dei costi raggiunto nel corso dello scorso fine settimana. L’intesa ha incassato l’82% dei voti.

Manca l’ok dei piccoli creditori che controllano un terzo del debito. Per passare, la proposta, addolcita dal governo a 2,250 miliardi in cambio di un azzeramento dei 6,9 miliardi di debito esistente, ha bisogno di essere approvata dal 100% dei creditori.