Usa, lotta obesità. Aziende alimentari tagliano calorie nei loro prodotti

Pubblicato il 11 gennaio 2014 10:09 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2014 10:09

obeseUSA, NEW YORK – Le maggiori aziende alimentari americane hanno mantenuto la promessa di abbassare il contenuto calorico dei loro prodotti: secondo uno studio condotto dalla Robert Wood Johnson Foundation, dal 2007 a oggi hanno tagliato un totale di oltre 6.400 miliardi di calorie, per un valore medio di circa 78 calorie in meno al giorno per ogni consumatore.

Si tratta di una cifra oltre quattro volte superiore all’importo che le società si erano impegnate a ridurre entro il 2015. La promessa fatta da 16 giganti dell’industria alimentare tra cui Coca Cola, PepsiCo, Campbell Soup, Kellogs e Kraft Food era infatti quella di arrivare a tagliare 1.000 miliardi di calorie entro il 2012 e 1.500 miliardi entro il 2015.

Le aziende coinvolte nel progetto fanno parte di una coalizione di settore chiamata Healthy Weight Commitment Foundation. L’impegno a ridurre le calorie dei propri prodotti è parte di un accordo con un gruppo di organizzazioni non profit e legato alla campagna della first lady Michelle Obama “Let’s Move” per combattere l’obesità infantile.

Nel mondo una persona su tre è in sovrappreso e in futuro ci sarà un aumento enorme di attacchi cardiaci, ictus e diabete, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, come Egitto e Messico. Negli ultimi 30 anni c’è stata una ‘esplosione’ dell’obesità: globalmente la percentuale di adulti con un indice di massa corporea superiore a 25 è passata dal 23% del 1980 al 34% del 2008, ed è quasi quadruplicata nei Paesi in via di sviluppo.

E’ quanto emerge dal rapporto di un think tank inglese, l’Overseas Development Institute, i cui risultati sono riportati dalla Bbc. Un fenomeno dovuto, secondo la ricerca, al cambio di dieta e al passaggio da un’alimentazione a base di cereali ad una ricca di grassi, zuccheri, oli e prodotti animali. Tuttavia, nello stesso arco di tempo, la denutrizione ha continuato a rimanere un problema per centinaia di milioni di persone nei Paesi poveri, soprattutto fra i bambini.