Nel videogioco Homefront, l’ultima frontiera delle crudeltà di guerra. I personaggi non sono reali, ma l’odio che si prova uccidendoli sì

Pubblicato il 6 Novembre 2010 10:39 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2010 10:39

Un videogame che farà sicuramente discutere. La nuova frontiera dei giochi “sparatutto” americani si chiama “Homefront”, uscirà all’inizio del 2011 e porterà con sé un bel po’ di polemiche.

Basta provarlo per capirne il perché: mentre di solito nei video-giochi si uccide il nemico senza arrivare a conoscerlo e odiarlo, qui le crudeltà di guerra spingono i giocatori a maturare un autentico sentimento di vendetta, a cui dare sfogo premendo il grilletto.

Lo scenario di Homefront, realizzato da Kaos Studios, è infatti quello di un’America del (prossimo) futuro: messa in ginocchio dalla crisi economica ed occupata da una bellicosa Corea unificata. Le crudeltà abbondano: è possibile che una pattuglia di invasori ti entri in casa, ti leghi e ti butti su un autobus destinato a un campo di prigionia, mentre guardando dal finestrino vedi sterminare decine di civili.

Capita anche di sentire una madre urlare al figlio “Non voltarti!”, affinché non veda quanto potrebbe traumatizzarlo per sempre: i genitori allineati di fronte a un muro, pronti per la fucilazione.

I personaggi, infatti, non sono solo soldati, come di solito capita nei giochi di guerra, dove le divise “giustificano” le atrocità commesse sul campo di battaglia. Anche i normali cittadini possono trasformarsi in killer assetati di sangue di vendetta per guadagnarsi la sopravvivenza. Nessuna uniforme, nessun esercito: solo una quotidianità sconvolta dalla violenza e dalla resistenza dei civili all’invasione.

La differenza, forse, può sembrare sottile, ma chi ha provato in anteprima il gioco testimonia che l’impatto emotivo e psicologico è enorme e in grado di generare autentici sentimenti di malessere e odio. Vale la pena chiedersi, a questo punto, dove sia finito il divertimento.