Vincenzo De Luca: “In Campania si deve cambiare”. Sarà lui il successore di Bassolino?

Pubblicato il 7 Settembre 2009 19:28 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2009 19:39

de-lucaVincenzo De Luca, sindaco di Salerno, critico feroce di Antonio Bassolino, potrebbe essere il nome del Partito Democratico per la guida della Regione.

Il primo cittadino, per ora, non scioglie la riserva anche se, in un’intervista al quotidiano “Il Mattino”, sulle prossime elezioni regionali in Campania, dimostra di avere le idee molto più chiare di quanto voglia far credere: «Non starò a fare contemplazione».

Di sicuro, prima di prendere una decisione definitiva, il sindaco vuole attendere che si sia chiusa la partita per la segreteria del Pd. Non a caso, di tutti i politici campani, De Luca è l’unico a non essersi esposto. I suoi affermano che è un sostenitore di Bersani, ma il recente incontro con Dario Franceschini potrebbe aver, almeno in parte, rimesso in gioco la questione.

Che sia De Luca o meno, il successore del suo “nemico” Antonio Bassolino, su di una cosa il sindaco di Salerno non ha dubbi: in Campania, come già affermato nei giorni scorsi proprio da Franceschini, «si chiude una lunga fase politica che ha visto un nostro ruolo di governo e di vaste responsabilità istituzionali. Valuteranno gli storici le luci e le ombre di questa esperienza. Oggi è assolutamente necessario dare vita ad una nuova stagione politica e dare ai cittadini il senso di un nuovo inizio. Occorre ricostruire una speranza che oggi vedo quasi del tutto spenta».

Il Pd, per De Luca, deve evitare di lasciarsi stritolare da logiche congressuali e, nella regione, potrà tornare ad essere decisivo «nella misura in cui sui capitoli fondamentali di un programma di governo dirà parole chiare e utili a migliorare le condizioni di vita e di lavoro della gente».

Di una candidatura non vuole sentir parlare, ma il programma del governo della regione sembra già pronto: «Abbiamo punti programmatici obbligati, ed in primo luogo rispetto a questi che dovremo rendere chiara una linea di innovazione profonda: sanità, gestione dei fondi europei, problema rifiuti. Per qualche aspetto siamo alla preistoria. E poi, una sburocratizzazione generale.  E ancora, dieci progetti integrati di sviluppo territoriale da cui ricavare lavoro e non assistenza. E ci aggiunga pure un punto simbolico: tutti i “consulenti” a casa in 24 ore».