Acciai Speciali Terni, analisi dei pozzi: nessuna contaminazione in corso

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Dicembre 2018 16:59 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2018 17:25
Acciai Speciali Terni, analisi dei pozzi: la contaminazione è "storica"

Acciai Speciali Terni, analisi dei pozzi: la contaminazione è “storica” (Foto Ansa)

Centotrentacinque anni fa Terni era una piccola città circondata dalle colline in pieno centro Italia, come tante altre. Una particolarità la rendeva diversa: pochi chilometri fuori dalla cittadina sgorgava una delle più alte cascate d’Europa che oggi tutto il mondo conosce come Cascata delle Marmore. Per questo, ricorda in un comunicato Ast (Acciai Speciali Terni), nel 1884 l’imprenditore veneto Vincenzo Stefano Breda decise che quello era il posto perfetto per fondare la prima vera industria moderna del Paese, l’Acciaieria di Terni.

Iniziano così anni di fermento industriale per la città, che la porteranno a essere ribattezzata la Manchester italiana. È la sua acciaieria a produrre le corazze delle più prestigiose unità della flotta italiana, la batisfera delle esplorazioni marine di Auguste Piccard e il contenitore sferico della centrale elettronucleare del Garigliano. Fino ad arrivare agli anni Sessanta quando l’azienda consolida la sua presenza nel settore degli acciai speciali, di cui ad oggi è leader italiana e tra le più importanti nel mondo. Una storia che è motivo di orgoglio per l’industria italiana, ma che presenta chiaramente anche l’altra faccia della medaglia: la questione ambientale indubbiamente penalizzata da una tipologia industriale come quella legata alla produzione di metalli.

Fino agli anni ‘90 in Italia la legislazione in materia di diritto ambientale è stata praticamente assente. La scarsa e scarna normativa interveniva solo per affrontare situazioni di danno e non per mettere in atto una seria politica di prevenzione dall’inquinamento. Solo a partire dagli anni ’90 entrano a far parte dell’ordinamento espressioni quali “prevenzione” e “sviluppo sostenibile”. Con il Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 (c.d. Decreto Ronchi), l’ordinamento italiano ha operato una completa riformulazione dell’intera legislazione sull’ambiente. Sono gli anni in cui si inizia a parlare di Siti di Interesse Nazionale (SIN), ovvero quelle aree che lo Stato ha individuato come interessate da un potenziale inquinamento di particolare rilievo, in rapporto alle caratteristiche degli inquinanti e della loro pericolosità, all’estensione, all’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. Il probabile stato di contaminazione, spiega nel comunicato Ast, è associato all’utilizzo storico di queste aree, in particolare ad attività antropiche potenzialmente inquinanti effettuate per lungo tempo. Per questo, lo Stato inizia a prevedere interventi volti alla bonifica e al ripristino ambientale di queste zone, da realizzare attraverso un apposito programma di finanziamenti pubblici. Tra questi siti nel settembre 2001 rientra anche il SIN Terni-Papigno, istituito con  un decreto ministeriale che individuava l’area umbra come intervento di bonifica di interesse nazionale.

Così ben 117 anni dopo la sua nascita l’Acciaieria ha iniziato il lungo e complicato cammino verso una nuova politica di attenzione verso l’ambiente al passo con i tempi. La fabbrica, spiega ancora Ast nel comunicato, ha inizialmente concentrato le proprie attività sui carotaggi dei propri terreni quindi è passata a completare, in accordo con ARPA, la caratterizzazione delle acque di falda. È iniziato un percorso accurato di analisi e monitoraggi svolti dall’azienda, in una rapporto di estrema trasparenza con l’Arpa, che hanno riscontrato alcune contaminazioni in falda su due pozzi.

Come previsto in questi casi, l’azienda ha comunicato a tutte le autorità competenti i risultati delle analisi e ha aumentato il numero di pozzi di osservazione per misurare il carico idraulico della falde acquifere ad una certa profondità. Il risultato dei monitoraggi ha permesso di stabilire che la contaminazione presente è riconducibile ad una contaminazione “storica” e quindi non determinata da fenomeni in corso. Eppure in questi giorni sulle cronache locali sono stati diversi gli allarmismi e le accuse lanciate da diversi politici umbri verso l’attuale gestione aziendale. Commenti accecati da una miopia che non porta a realizzare il pur facile concetto che i segni di centoventi anni di storia industriale sull’ambiente sono difficile da cancellare. Che non si tratta di mancanza di volontà, ma di tempi fisiologicamente necessari per correggere più di un secolo di assenza di regolamentazioni.