Alluvione Genova. Allerta meteo: come funziona, quando scatta e chi coinvolge

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2014 20:29 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 20:41
Alluvione Genova. Allerta meteo: come funziona, quando scatta e chi coinvolge

Una veduta di Genova dall’elicottero dei vigili del fuoco (Ansa)

ROMA – L’alluvione di Genova del 9-10 ottobre 2014 riporta drammaticamente l’attenzione sul funzionamento dei meccanismi di allerta. Come funziona l’allerta meteo? Quando scatta? Chi viene coinvolto?

Tutto parte dai centri di rilevazione meteo, che ricevendo i dati che arrivano dai satelliti e dalle postazioni terrestri, li convogliano nei centri di elaborazione. Qui il flusso di dati viene trasformato, sulla base di complicate funzioni, in modelli matematici sulla base dei quali vengono fatte le previsioni meteo.

Partendo da questi i dati vengono elaborate le previsioni sui fenomeni climatici che vengono mostrate alla protezione civile nazionale e regionale. Sulla base di quelle previsioni vengono emanati i bollettini di allerta meteo. Nel caso di Genova, il primo era stato emanato l’8 ottobre. Poi nel pomeriggio del 9 è stato pubblicato un bollettino di allerta generico, ma non è mai stata data, fino alle 11.30 del giorno dopo, l’allerta 2, quella che fa scattare tutti i sistemi di soccorso della Protezione civile.

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“Le previsioni meteo – spiega Valerio Capecchi ricercatore del Cnr-Istituto di Biometerologia – vengono codificate in una tabella trasmessa nel Centro funzionale regionale che dopo averle analizzate ed elaborate ne valuta il livello di criticità. La tabella viene inviata alla Protezione Civile, che sulla base delle valutazioni che vi sono indicate, decide di far scattare o meno l’allerta con conseguente attivazione dei piani”. L’affidabilità di una previsione meteo è “strettamente dipendente dalla qualità e dalla quantità dei dati raccolti dai modelli che analizziamo”, prosegue il ricercatore.

Negli ultimi 15/20 anni i meteorologi stanno studiando nuovi modelli matematici minori – conclude Capecchi – perché sono sempre più frequenti i fenomeni estremi come le ‘bombe d’acqua’ e i modelli sofisticati e supercomputer non sono più sufficienti a rendere perfette le previsioni meteorologiche”.

I bollettini di allerta vengono quindi autonomamente prodotti dagli organi regionali, l’Arpal nel caso della Liguria, come per altro previsto dalla direttiva del 2004 secondo la quale, appunto, spetta ai centri funzionali di ogni Regione elaborare le previsioni meteo e le valutazioni di criticità. Questi bollettini vengono poi inviati ai comuni e, sulla base delle valutazioni che vi sono indicate, scatta o meno l’allerta e vengono attivati i piani di protezione civile.

Le valutazioni fatte dalle Regioni vengono recepite nel Bollettino di criticità nazionale che viene prodotto ogni giorno dal Dipartimento della Protezione Civile. La normativa stabilisce che spetta alle Regioni e alle Province Autonome diramare le allerta per i sistemi locali di protezione civile, mentre è compito dei sindaci attivare i piani di emergenza, informare i cittadini sulle situazioni di rischio e decidere le azioni da intraprendere per tutelare la popolazione.

Nonostante la direttiva sia del 2004, ci sono ancora dieci regioni – Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia – che non sono autonome dal punto di vista delle previsioni meteo. Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Basilicata non lo sono neanche per quanto riguarda la valutazione di criticità.