Ambiente. L’acqua strategica come il petrolio, nuove guerre per l’ ”oro blu”

Pubblicato il 25 Marzo 2015 10:20 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2015 10:20
Acqua corrente

Acqua corrente

ROMA – L’acqua è sempre più “una risorsa variabile strategica in grado di alterare gli equilibri geopolitici” e ”in futuro” assumerà il concetto che oggi ha il petrolio”, ponendosi al centro di ‘nuove’ guerre. Con questa rinnovata veste, l’oro blu “sarà sempre più conteso”.

Lo avverte Desiree Quagliarotti dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Cnr. Il punto centrale è “la scarsità fisica ed economica dell’acqua” come “l’ineguale distribuzione, i vincoli economici e tecnologici, la crescita demografica e i cambiamenti climatici”.

Le aree di crisi e di conflitti per l’acqua – ha spiegato di recente la scienziata – sono il Medio Oriente, il nord Africa dall’Egitto al Marocco, e l’Asia del sud. Ma problemi e sfide “si stanno incrementando anche nella valle del Tigri e dell’Eufrate, nel bacino del Nilo e nel Giordano”.

In Egitto, ad esempio, ora si aprono nuovi scenari nel bacino del Nilo dove è previsto “l’incremento demografico con 700 milioni di persone al 2050”, l’indipendenza del sud Sudan e la diversificazione produttiva, oltre alla produzione di energia idroelettrica, e il nodo dei cambiamenti climatici.

Il contenzioso nel bacino del Tigri e dell’Eufrate – rileva Quagliarotti – riguarda da un lato la Turchia, che rivendica la piena sovranità su tutte le acque che scorrono entro i propri confini, dall’altro la Siria e l’Iraq che invece si appellano al principio di ‘diritto storico’ sulle acque utilizzate dalle popolazioni della Mesopotamia. C’è di mezzo poi la fornitura di petrolio dell’Iraq alla Turchia.

“Nel nuovo ordine idro-politico – aggiunge – i due corsi d’acqua non sono più considerati come un unico bacino: l’Eufrate è condiviso tra Turchia e Iraq” mentre è conteso “il Tigri tra Turchia, Kurdistan iracheno e Iraq”. Quanto al bacino del Giordano, Israele vede come “causa principale della crisi idrica la mancanza di cooperazione tra Paesi”. Per i palestinesi “la crisi idrica è legata all’occupazione e allo sfruttamento delle risorse da parte del popolo occupante”.