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Anidride carbonica aspirata e imprigionata in bombole. Il business del futuro salverà il pianeta?

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Anidride carbonica aspirata e imprigionata in bombole. Il business del futuro salverà il pianeta?

VANCOUVER – Può diventare un business da un milione di miliardi di dollari: l’anidride carbonica che uccide l’atmosfera viene succhiata dall’aria e imprigionata in bombole stagne. Lo fanno già a Vancouver, in Canada, nei laboratori di Carbon Engineering, una azienda di cui è azionista anche Bill Gates.

Qui è stato messo a punto un procedimento che consente di aspirare l’anidride carbonica dall’aria. Ogni giorno nella fabbrica, circa una tonnellata di CO2 che prima fluttuava sulle montagne circostanti viene convertita in carbonato di calcio. Successivamente i pellet vengono riscaldati e il gas espulso per essere immagazzinato nelle bombole. Il carbonato di calcio può quindi essere recuperato e il processo si ripete nuovamente.

Secondo gli addetti ai lavori “se riusciremo ad avviare un’attività per la rimozione del carbonio, sarà un mercato da migliaia di miliardi di dollari”. Elizabeth Kolbert, giornalista del New Yorker ha scritto un lungo articolo.

“Lo scorso aprile, nell’atmosfera la concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto il record di quattrocentodieci parti per milione. La quantità di CO2 nell’aria probabilmente ora è la più alta di sempre dal medio Pliocene, tre milioni e mezzo di anni fa, quando ai Poli c’era molto meno ghiaccio e il livello del mare era più alto di 18 mt.

Il record attuale l’anno prossimo sarà superato e poi, anno per anno, continuerà ad aumentare. Anche se ogni Paese dovesse mantenere gli impegni assunti a Pargi nell’accordo sul clima presto il biossido di carbonio potrebbe raggiungere livelli che, è ampiamente concordato, porteranno alla catastrofe, sempre che non sia già accaduto.

La rimozione di biossido di carbonio è, potenzialmente, un’impresa da un milione di miliardi di dollari perché offre non soltanto il modo di rallentare l’aumento di CO2 ma di invertirlo. Il processo viene definito “emissioni negative“: invece di aggiungere carbonio all’aria, lo sottrae. Gli impianti di rimozione del carbonio potrebbero essere costruiti ovunque. Realizzarne a sufficienza, almeno in teoria, le emissioni di CO2, potrebbero continuare senza sosta e tuttavia potremmo evitare delle calamità. A seconda di come si osservano le cose, la tecnologia rappresenta la massima polizza assicurativa o il massimo rischio morale.

La Carbon Engineering è una delle aziende che si sfidano per dimostrare che l’eliminazione del carbonio è fattibile. C’è anche la Global Thermostat, che ha sede a New York, e la Climeworks, con sede vicino a Zurigo. La maggior parte di queste deve le sue origini alle idee del fisico Klaus Lackner, che attualmente lavora all”Arizona State University, a Tempe.

Lackner, 65 anni, è cresciuto in Germania. Alla fine degli anni ’70, si è trasferito in California per studiare con George Zweig, uno degli scopritori del quark. Qualche anno dopo, ha ottenuto un posto al Los Alamos National Laboratory dove ha lavorato sulla fusione.

La fusione è il processo che alimenta le stelle e, più vicino a noi, le bombe termonucleari. Quando Lackner era a Los Alamos, dicevano che era una soluzione al problema energetico mondiale; se la fusione potesse essere sfruttata, potrebbe generare grandi quantità di energia priva di carbonio utilizzando gli isotopi dell’idrogeno. Lackner si convinse che un reattore a fusione era, come minimo, lontano decine di anni. Nel frattempo, la presenza di crescente popolazione sulla Terra richiedeva sempre più energia e la domanda soddisfatta, per la maggior parte, con i combustibili fossili.

“Mi sono reso conto, probabilmente prima degli altri, che le affermazioni sulla scomparsa dei combustibili fossili erano parecchio esagerate”, mi ha detto Lackner. In effetti, i combustibili fossili forniscono attualmente circa l’80% dell’energia mondiale. Proporzionalmente, questa cifra non è cambiata molto dalla metà degli anni Ottanta, ma poiché l’uso globale di energia è quasi raddoppiato, la quantità di carbone, petrolio e il gas naturale che viene bruciato oggi è quasi due volte più elevato.

Una sera Lackner incontrò un amico, Christopher Wendt, anch’egli un fisico.Alla fine, i  due hanno prodotto un foglio pieno di equazioni in cui sostenevano che le macchine auto-replicanti potevano risolvere il problema energetico del mondo e, più o meno allo stesso tempo, ripulire il caos che gli umani avevano causato bruciando combustibili fossili. Le macchine sarebbero state alimentate da pannelli solari e, una volta moltiplicati, avrebbero prodotto più pannelli solari, che avrebbero assemblato utilizzando elementi, come il silicio e l’alluminio.

La crescente raccolta di pannelli avrebbe prodotto sempre più energia, ad un ritmo che sarebbe aumentato in modo esponenziale. Uno schieramento che avrebbe coperto 386.000 miglia quadrate, un’area più grande della Nigeria ma, come notarono Lackner e Wendt, “più piccola di molti deserti”, che avrebbe potuto fornire l’elettricità di tutto il mondo più volte.

Questo stesso spiegamento avrebbe potuto essere usato per pulire l’atmosfera dall’anidride carbonica. Secondo Lackner e Wendt, la potenza generata sarebbe stata sufficiente a rimuovere da quel momento, nell’arco di 5 anni, il CO2 emesso dagli esseri umani. Idealmente, il CO2 sarebbe stato convertito in roccia, simile alla sabbia bianca prodotta dalla Carbon Engineering.

Lackner abbandonò l’idea della macchina che si auto-replicava ma rimase sempre più affascinato dalla rimozione del biossido di carbonio, in particolare da quello che è diventato noto come “cattura diretta dell’aria”.

Lackner ha calcolato che un apparecchio delle dimensioni di un semirimorchio poteva rimuovere una tonnellata di anidride carbonica al giorno, o 365 tonnellate all’anno. Le auto, gli aerei, le raffinerie e le centrali elettriche del mondo producono circa trentasei miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, quindi “costruendo cento milioni di unità per rimorchi, sarebbe possibile effettivamente tenere il passo con le attuali emissioni.”

Riconosceva che la cifra era scoraggiante. Ma, ha osservato, l’iPhone è in circolazione da appena un decennio circa e ora ce ne sono settecento milioni. “Saremo i primi in questo gioco”, aveva detto.

L’anidride carbonica dovrebbe essere considerata allo stesso modo in cui vediamo altri prodotti di scarto, come le acque reflue o la spazzatura. Non ci aspettiamo che le persone smettano di produrre rifiuti ma al contempo non lasciamo che facciano i loro bisogni sul marciapiede o buttino in strada i contenitori vuoti di yogurt.

Uno dei motivi per cui abbiamo fatto così pochi progressi sul cambiamento climatico, sostiene, è che la questione ha acquisito una carica etica, che ha polarizzato le persone. Nella misura in cui le emissioni sono considerate negative, i responsabili diventano colpevoli.

“Una simile posizione morale rende virtualmente tutti peccatori e fa diventare ipocriti i molti che si preoccupano dei cambiamenti climatici, ma che al contempo godono ancora dei benefici della modernità”, ha scritto. Cambiando lo schema, ritiene Lackner, cambieranno le carte in tavola. Se il CO2 viene trattato come un’altra forma di rifiuto, che deve essere smaltito, allora le persone potranno smettere di discutere se sia un problema e iniziare finalmente a fare qualcosa.

L’anidride carbonica fu “scoperta” da un medico scozzese, Joseph Black, nel 1754. Un decennio dopo, un altro scozzese, James Watt, inventò un motore a vapore più efficiente, inaugurando quella che oggi è chiamata l’era dell’industrializzazione ma che le generazioni future potrebbero soprannominare l’era delle emissioni. È probabile che alla fine del diciannovesimo secolo l’attività umana abbia innalzato la temperatura media della terra di un decimo di grado Celsius o quasi due decimi di un grado Fahrenheit.

Mentre il mondo si riscaldava, iniziò a cambiare, prima gradualmente e poi improvvisamente. Ormai, il globo ha almeno un grado Celsius o 1,8 gradi Fahrenheit e le conseguenze stanno diventando sempre più evidenti. Le ondate di calore sono più intense, i temporali più forti e la siccità più secca. La stagione degli incendi boschivi si è allungata e gli incendi, come quelli che hanno devastato di recente la California settentrionale, sono stati più numerosi. I livelli del mare stanno aumentando e il tasso di crescita sta accelerando.

I livelli elevati del mare hanno aggravato il danno degli uragani Harvey, Irma e Maria, e le temperature marine più alte hanno probabilmente reso più feroci gli uragani. “Harvey è il frutto del cambiamento climatico”, ha scritto di recente Eric Holthaus, un meteorologo diventato editorialista.

C’è così tanta inerzia nel sistema climatico, vasto come la terra stessa, che il globo deve ancora adattarsi completamente alle centinaia di miliardi di tonnellate di anidride carbonica che sono state aggiunte all’atmosfera negli ultimi decenni. È stato calcolato che per stabilizzare gli attuali livelli di CO2 il pianeta deve riscaldarsi di mezzo grado. E ogni dieci giorni vengono rilasciati altri miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Il mese scorso, la World Meteorological Organisation ha annunciato che la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera nel 2016 è aumentata a livelli record.

Nessuno può dire esattamente quanto il mondo possa scaldarsi prima del disastro: l’inondazione di città a pochi metri sopra il livello del mare, per esempio, o il collasso di ecosistemi cruciali, come le barriere coralline, sarebbe inevitabile. Ufficialmente, la soglia è di due gradi Celsius, 3,6 gradi Fahrenheit, sopra i livelli preindustriali. Potenzialmente ogni nazione ha aderito a questi valori in una serie di negoziati sul clima, che si sono svolti a Cancún nel 2010.

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