Bagnoli, sequestro aree ex Eternit e ex Italsider per disastro ambientale

Pubblicato il 11 Aprile 2013 9:21 | Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2013 10:31
Bagnoli, sequestro aree ex Eternit e ex Italsider per disastro ambientale

Bagnoli, sequestro aree ex Eternit e ex Italsider per disastro ambientale

NAPOLI – Aree dell‘ex Italsider e dell’ex Eternit sono state sequestrate a Bagnoli, periferia di Napoli, per disastro ambientale. La Procura di Napoli ha autorizzato il sequestro e indaga su 21 dirigenti della società “Bagnoli Futura” e di vari enti locali. Tra gli indagati anche  due ex vicesindaci del capoluogo campano: Sabatino Santangelo, presidente della Bagnolifutura fino al 2006, e Rocco Papa, presidente della Bagnolifutura dal 2006 al 2010, entrambi vicesindaci di Napoli in giunte presiedute da Rosa Russo Iervolino. Le accuse per i due sono di truffa aggravata.

La bonifica di Bagnoli è costata 107 milioni di euro, ma ha causato un aggravamento dell’inquinamento presente nella zona, perché “ha permesso la miscelazione di pericolosi inquinanti”. Inoltre i lavori di bonifica sarebbero avvenuti in un “contesto di conflitto d’interesse” e tra le accuse degli indagati rientra il reato di “truffa ai danni dello Stato”.

“DISASTRO AMBIENTALE” – L’inchiesta è condotta dal pm Stefania Buda con il coordinamento dei Procuratori aggiunti Francesco Greco e Nunzio Fraiasso. I pm hanno chiesto e ottenuto dal gip in composizione collegiale, l’organico istituito in occasione dell‘emergenza rifiuti nel Napoletano, l’emissione di un’ordinanza che dispone il sequestro preventivo di un’ampia area, compresa la cosiddetta ‘colmata‘ di Bagnoli. Gli esami tecnici disposti dagli inquirenti hanno accertato un notevole inquinamento dell’area: gli interventi di bonifica – secondo la Procura – avrebbero aggravato la già difficile situazione ambientale.

Le vicende legate alla bonifica delle aree di Bagnoli sono avvenute ”in un contesto generalizzato di conflitto d’interesse”: lo sostiene la Procura della Repubblica di Napoli che ha chiesto e ottenuto il sequestro delle aree alla periferia del capoluogo campano. Secondo i pm, ”tutti gli enti pubblici istituzionalmente preposti al controllo dell’attività di bonifica, quali Arpac, Comune e Provincia di Napoli, si sono venuti a trovare”.

La Procura di Napoli ha spiegato che la bonifica di Bagnoli, costata 107 milioni di euro, non solo è stata solo ”virtualmente effettuata” ma ha di fatto ”comportato una miscelazione dei pericolosi inquinanti su tutta l’area oggetto della bonifica con aggravamento dell’inquinamento dei suoli rispetto allo stato pre bonifica”.

“TRUFFA AI DANNI DELLO STATO” – Alla luce dei rilievi dei consulenti tecnici, la Procura ha ipotizzato il reato di truffa ai danni dello Stato e  ”in relazione all’illecita percezione di denaro pubblico”, vengono contestati dalla Procura di Napoli anche il falso, in merito alle certificazioni di analisi e alle attestazioni di avvenuta bonifica, la miscelazione di rifiuti industriali in relazione all’avvenuto interramento di rifiuti industriali nell’area del Parco dello Sport, il favoreggiamento reale, oltre al disastro ambientale.

GLI INDAGATI – Per gli stessi reati ipotizzati nei riguardi degli ex vicesindaci di Napoli Sabatino Santangelo e Rocco Papa, e’ indagato anche Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente. Gli stessi reati sono ipotizzati anche nei riguardi di Carlo Borgomeo, direttore generale della Bagnolifutura dal 2002 al 2007; Mario Hubler, direttore generale e legale rappresentante rappresentante della Bagnoli futura dal 2007 al 2012; Gianfranco Caligiuri, direttore tecnico della Bagnolifutura e responsabile della pianificazione e dello svolgimento della bonifica; Alfonso De Nardo, dirigente del Dipartimento provinciale dell’Arpac di Napoli dal 2005 al 2010. Per l’ipotesi di disastro ambientale sono indagati Mascazzini, Caligiuri, Santangelo, Papa, Borgomeo, Hubler e De Nardo.