Nucleare, cade la maschera Berlusconi: “Stop solo per fermare il referendum”

Pubblicato il 26 Aprile 2011 21:24 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2011 21:33

ROMA –  Uno stop al nucleare per evitare il referendum: lo ha ammesso lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, confermando quelli che erano i sospetti di molti cittadini e oppositori politici che avevano messo la loro firma per permettere ai quesiti di arrivare nelle urne.

“Se fossimo andati oggi a quel referendum il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire”, ha ammesso candidamente Berlusconi durante la conferenza stampa congiunta con il presidente francese Nicolas Sarkozy.

Che la moratoria sia solo una breve parentesi che consentirà di tornare a insistere sul nucleare il più presto possibile (”tra un anno o due” quando si ragionerà a mente più fredda anche sulla centrale di Fukushima) lo dimostra il fatto, sottolineato da Berlusconi nel suo intervento, che l’Enel e l’Edf stiano continuando a lavorare insieme soprattutto ”per quanto riguarda la formazione” del personale.

Quanto accaduto a Fukushima “ha spaventato gli italiani, come dimostrano anche i nostri sondaggi”, e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all’opinione pubblica di “tranquillizzarsi”: un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia.

Il capo del governo ha anche aggiunto che il nostro Paese ha stipulato contratti fra Edf ed Enel, “che restano in piedi e non vengono abrogati, anzi stiamo decidendo di portare avanti contratti come quello sulla formazione che è molto importante. La posizione del governo italiano sul nucleare è una posizione di buon senso per non aver rigettato quello che è un destino ineluttabile”.

Le reazioni dell’opposizione. “Se i cittadini dovessero venire scippati davvero del referendum, commenta sarcastico il segretario del Pd Pierluigi Bersani, non ci sarebbe che un modo per evitare l’opzione nucleare in Italia: liberarsi di Berlusconi attraverso le amministrative. Ormai gli italiani hanno capito, aggiunge Bersani, facciano la loro scelta”.

“Il premier, interviene il leader Idv Antonio Di Pietro, ha ”confessato”. Ora, insiste, ”abbiamo la prova dell’ imbroglio da noi denunciato sin dal primo momento”. “Il presidente della Repubblica, è l’appello del capogruppo dipietrista alla Camera Massimo Donadi, dovrebbe pensarci bene prima di firmare il decreto ‘omnibus’ con la norma ‘ammazza-referendum'”.

“La verità, sottolinea il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini, è che l’unico vero quesito che il Cavaliere vuole eliminare è quello contro il legittimo impedimento. Gli altri due: quello su nucleare e acqua il governo non li vuole perché così spera che non si raggiunga il quorum anche per il primo”.

Dello stesso avviso il capogruppo Idv a Palazzo Madama Felice Belisario secondo il quale il referendum che il ”re del bunga-bunga teme di più” èproprio quello contro la legge che gli permetterebbe di non presentarsi ai processi sino alla fine del suo mandato.

“Le parole del premier, incalzano il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro ed Ermete Realacci (Pd), sono ”senza vergogna”. Dopo queste dichiarazioni, avverte il Verde Angelo Bonelli insieme al ‘Polo anti-atomo’ (oggi in piazza contro Chernobyl), la Cassazione non dovrebbe abrogare il quesito sul nucleare perché ormai è chiaro che tra un po’ si tornerebbe a insistere sull’ingresso del nucleare in Italia. Cosa che invece il referendum vuole evitare a tutti i costi”.

!Nel decreto omnibus, infatti, prosegue la responsabile Ambiente del Pd Stella Bianchi, non c’è alcuna ‘abrogazione’ della norma, ma solo una sua breve moratoria”. “Il ricorso alle urne, assicura Francesco Rutelli (Api), ”è ora necessario” visto ”l’intento fraudolento del governo”.

Pronte allo scontro anche le associazioni ambientaliste. O si mette davvero ”una pietra tombale” sull’atomo, osserva il WWF, o si va al referendum. Inevitabile chiamare alla mobilitazione i cittadini, interviene Greenpeace, visto che il premier ha svelato la ”vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno”.