Ecomafia, la Campania si conferma la capitale. Giro d’affari di 4,5 milioni di euro per i clan

Pubblicato il 18 Giugno 2010 9:37 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2010 9:37

La Campania è la capitale dell’ecomafia, per il 16esimo anno consecutivo. Il triste primato è emerso dal rapporto “Ecomafia 2010” di Legambiente, che consegna alla regione la maglia nera nell’illegalità ambientale, del ciclo dei rifiuti e del cemento.

Secondo l’associazione ambientalista, il giro d’affari delle ecomafie frutta, agli 80 clan che gestiscono il malaffare, oltre 4,5 milioni di euro. In Campania per ogni 100 chilometri quadrati vengono commessi 36 reati. Napoli è al primo posto, con 1.894 infrazioni (ma al secondo a livello nazionale dopo Roma), seguono Salerno con 1.196, Caserta con 838 e Avellino con 559.

Ecomafie è sinonimo di traffico illecito di rifiuti, di cui la Campania rimane saldamente il regno incontrastato. Nel 2002 sono state arrestate 279 persone, denunciate 439, per un totale di 74 aziende coinvolte nei traffici.

«Per combattere l’ecomafia – ha detto il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo – si sta facendo molto dal punto di vista della magistratura e delle forze dell’ordine, ma è necessario che si faccia molto di più in termini politici e istituzionali».

L’associazione ambientalista chiede alle istituzioni «messaggi importanti» anche per quanto riguarda le bonifiche dei territori: in Campania, secondo i dati Arpac, i siti potenzialmente inquinati sono 5.281, di cui 461 ad alto livello di inquinamento. Illegalità che in Campania significa anche abusivismo edilizio con oltre 5mila abitazioni abusive realizzate nel 2009.

Questo fenomeno, di cui Napoli detiene l’ennesimo primato, non risparmia però le località turistiche di pregio, come le isole e la costiera amalfitana. «La magistratura – ha detto Aldo De Chiara, procuratore aggiunto di Napoli – fa tutto quanto consentito nei limiti della disponibilità di uomini e mezzi che sono inadeguati, ma l’abusivismo è un’industria che non conosce momenti di crisi».

Una lotta da portare avanti secondo l’assessore regionale all’Ambiente Giovanni Romano «ristabilendo la filiera delle responsabilità perchè fino ad ora la pubblica amministrazione ha fatto molto poco e, partendo dai sindaci fino ad arrivare alla Regione, ognuno deve fare fino in fondo il proprio dovere, dimostrando – ha concluso – che c’è un’inversione di tendenza perchè non si possono più tenere separati i discorsi di sviluppo economico da quelli della tutela ambientale».