Cetrioli di mare da Messico a Cina: pesca illegale, violenza e morti

Pubblicato il 21 Marzo 2013 14:57 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2013 14:58
Un cetriolo di mare

Un cetriolo di mare

ROMA – La febbre dei cetrioli di mare si diffonde in Messico. Pescati di contrabbando nella penisola dello Yucatan, vengono rivenduti in Cina come prelibatezza e a caro prezzo. Un chilo di questi echinodermi sul mercato nero costa quasi 300 euro. Ma il contrabbando dei cetrioli di mare lascia dietro di sé morti e danni all’ambiente, spiega l’International Herald Tribune.

I pescatori, obbligati a scendere nelle profondità dei fondali marini dotati solo di una maschera senza bombole e di una rete, vengono stroncati dalla malattia da decompressione. Anche l’ecosistema risente della pesca selvaggia: nel 2009 la popolazione dei cetrioli di mare era di 20mila tonnellate, nel 2013 arriva a malapena a 1900 tonnellate.

Manuel Sierra, leader non ufficiale dei pescatori, spiega preoccupato: “C’è tensione qui e ora la situazione sta esplodendo”. I pescatori non rispettano il divieto di pesca stagionale, che è decretato per aragoste, cernie, polpi e cetrioli di mare, impoverendo i fondali marini.

Così tra autorità della marina messicana e pescatori è scontro. E le condizioni di lavoro diventano pericolose: i pescatori sono spesso obbligati dai loro capi ad immergersi di notte nella profondità marine e a largo della costa per la caccia ai cetrioli di mare. Rinunciare alla fruttuosa pesca non si può: un pound di cetrioli di mare, circa mezzo chilogrammo, vale fino a 300 dollari sul mercato nero. E un pescatore, in una giornata buona, può portare a casa 700 dollari rivendendo quanto pescato.

I pescatori si spingono anche nelle acque dei villaggi vicini e il risultato è tensione e violenza, come dimostra quanto accaduto lo scorso gennaio: un’imbarcazione del villaggio Progreso, che aveva sconfinato il territorio di pesca nel vicino villaggio Dzilam de Bravo, è stata abbordata, condotta a riva ed incendiata.

Alta è la tensione anche tra pescatori e autorità, che vengono accusate di chiudere un occhio nei confronti di alcuni pescatori colti in attività illegali e di accanirsi su altri. Ma la violenza non si ferma alle autorità e alla competizioni tra vicini.

La sicurezza per i pescatori che si immergono è inesistente. Vestiti solo dei propri indumenti intimi, un tubo per l’ossigeno ed una rete in mano, si immergono nelle acque gelate fino a 15 metri di profondità. E risalgono troppo velocemente, rimanendo così vittime della malattia da decompressione che colpisce i sub. Malattia che indica la formazione di bolle d’aria nel sangue e può causare la morte.

Tra il 2009 ed il 2013 sono 30 i pescatori morti per questa malattia solo a Celestun mentre pescavano cetrioli di mare, spiega al quotidiano americano Alvaro Hernandez, ricercatore del National Fisheries Institute messicano.

La febbre dei cetrioli di mare dilaga, la costa messicana si impoverisce e i pescatori vivono nella violenza e nella paura. Alcuni di loro non tornano vivi dalle immersioni, ma il contrabbando vince nello Yucatan. Trecento dollari per mezzo chilo di cetrioli di mare, nel mercato nero, valgono decisamente più di una vita umana.