Clima: Stati Uniti e Cina non vogliono un accordo vincolante e puntano al rinvio

Pubblicato il 15 Dicembre 2009 17:46 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2009 17:47

Cina, Brasile, Sudafrica, India dovrebbero annunciare nelle prossime ore una proposta per superare il blocco negoziale a cui è giunta in questi giorni la trattativa sul clima alla Cop15 in corso a Copenhagen, a quanto informa Il Sole 24 Ore.

Intanto sembra consolidarsi un asse nascosto – forse casuale, forse anche solamente tattico – tra Stati Uniti e Cina, i quali – per strade diverse, con modalità disgiunte e a volte con apparenti battibecchi – sembrano lavorare in parallelo affinché il summit non si concluda con un accordo vincolante.

Gli Usa non sono contrari a un trattato forte e impegnativo, ma se così dev’essere, non lo vogliono ora, adesso, in questi giorni. Il Senato statunitense dovrebbe concludere solamente in primavera l’esame di una legislazione ambientale, e prima di allora gli Stati Uniti sono poco propensi a prendere impegni.

Tuttavia potrebbe esserci un secondo obiettivo. Il presidente Barack Obama potrebbe presentarsi nei prossimi giorni con una proposta indovinata e avere così il ruolo del salvatore di un accordo mondiale che – qui e ora – non si vede.

L’accordo vincolante per tutti i paesi invece è chiesto dall’Europa, che è stanca di essere l’unica entità che prende su di sé impegni e vincoli. Oggi la presidenza danese della Cop15 ha presentato, dopo una notte di incontri e sondaggi, una traccia di testo di compromesso. Ancora una volta, un testo molto vuoto, pieno di spazi bianchi, di omissis, di parentesi quadre da riempire.

In serata parte la sessione “high level” che in teoria dovrebbe portare a un accordo da sottoporre ai capi di stato nei prossimi giorni. Sono due le linee negoziali, ed entrambe partono dall’assunto che nel 2012 scadrà il Protocollo di Kyoto. La prima – sostenuta soprattutto dai Paesi industrializzati – prevede un trattato generale, globale, che impegni tutti i paesi nella difesa del clima. Ovviamente, gli impegni sarebbero diversificati secondo i Paesi, le loro emissioni, la loro ricchezza.

La seconda linea negoziale, in contrasto con la prima, dice di voler aggiornare il Protocollo di Kyoto, adeguarlo a nuovi obiettivi, ma tenendolo ancora valido negli anni a venire. Il Protocollo di Kyoto non prevede, in particolare, impegni per i Paesi meno industrializzati, e la sua validità viene sostenuta proprio da questi, i quali vogliono che a pagare il conto siano i ricchi del mondo. Oggi la portavoce cinese Jiang Yu ha detto: c’è stata «una certa regressione» da parte dei Paesi sviluppati che hanno «avanzato una pletora» di richieste nei confronti dei paesi in via di sviluppo, tra i quali la Cina ama annoverarsi.