Clima, studio europeo inganna. 50%: sacrifichiamo la crescita. Ma quando mai?

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 Settembre 2019 9:59 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2019 12:02
Clima, studio europeo all'Assemblea dell'Onu inganna. 50%: sacrifichiamo la crescita. Ma quando mai?

Clima, studio europeo inganna. 50%: sacrifichiamo la crescita. Ma quando mai? (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Clima, c’è uno studio europeo che inganna, anzi illude. Inganna noi stessi. O meglio ancora: lo studio mostra e fotografa come sul clima e cosa fare per il clima ci piaccia ingannarci. Ingannarci raccontandoci che in fondo siamo tutti o quasi d’accordo nel fare qualcosa, addirittura qualsiasi cosa per fermare quanto del cambiamento climatico è nelle mani dell’uomo.

Lo studio porta una firma autorevole, Ecfr, Consiglio europeo per le relazioni internazionali, è stato fatto circolare nei giorni precedenti l’assemblea dell’Onu sul clima appunto, è stato realizzato sentendo circa 60 mila persone in 14 paesi europei. E cosa dice questo studio? Dice quel che la gente ha detto a chi le poneva la domanda. La domanda era più o meno: sei d’accordo che il clima sia la “priorità assoluta”?

Il 74 per cento degli italiani ha risposto: certo, priorità assoluta. E che ci vuole, rispondere così non costava nulla. Era un po’ come rispondere alla domanda: ci tieni al futuro dei tuoi figli? Ma che vuol dire in concreto “priorità assoluta” lo studio non domandava, tanto meno specificava o indagava su cosa i cittadini europei intendessero per priorità assoluta.

Secondo studio, che non mente eppure inganna, il 74 per cento degli italiani ha il clima come “priorità assoluta”. Quindi è disposto a modificare, qui e subito, modalità di consumi. Al supermercato, in casa, in auto, d’estate, d’inverno. Quindi è pronto a sostenere i costi di una enorme riconversione industriale ed energetica. Quindi è pronto e favorevole a che la ricchezza, una parte notevole della ricchezza prodotta, sia indirizzata verso la riconversione industriale ed energetica e non verso le pensioni, i sussidi, gli sgravi fiscali…

Ovviamente non è così, è tutt’altro che così. E’ bastato accennare a una sia pur discutibile (nell’utilità) tassa, mini tassa disincentivante, di bevande non proprio salutari (con destinazione dei proventi all’educazione) che la politica ha gridato a Dracula, le associazioni consumatori alla libertà violata e stuprata, i produttori alla miseria e lastrico per decine di migliaia ed è stata fatta balenare l’immagine di milioni di merendine che fuggono all’estero per essere prodotte. Non siamo proprio il paese, se ne esiste uno, in cui il clima sia la “priorità assoluta”. A chiacchiere sì, certo. Nel rispondere a un questionario di sicuro. Nei fatti per nulla.

La prova del nove di questa dissociazione tra noi che ci raccontiamo e noi che concretamente agiamo? Dice lo studio europeo che il 50% degli europei è letteralmente disposto a “sacrificare la crescita economica per salvare il clima”. Il 50 per cento, percentuale boom. Uno su due in Europa pronto, anzi favorevole a meno reddito in tasca, salari fermi, utili pure stagnanti, investimenti poco remunerati e tutto per dirottare le risorse alla salvezza del clima? Ma quando mai.

Fosse così, e così non è, la società degli umani avrebbe risolto non poco e mosso non pochi passi per la salvaguardia del clima. Invece il problema degli umani è che la generale invocazione pro clima quasi mai si accompagna ad una disponibilità reale a cambiare i connotati dell’economia, del reddito, dei consumi. Tutti o quasi disposti a salvare il clima, alla sola condizione, imprescindibile condizione che sia fatto gratis o a spese altrui. E se non si fa…è colpa dei potenti. Ma se i potenti lo facessero davvero anche a nostre spese, ai potenti moltissimi di noi toglierebbero consenso. Questa è la realtà e non c’è Greta che tenga. Greta è un po’ come quello studio europeo, serve a illuderci di essere tutti buoni e tutti d’accordo.