Cremona, il mistero delle api morte: miele e alveari a rischio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Maggio 2015 11:41 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 11:41
Cremona, il mistero delle api morte: miele e alveari a rischio

Cremona, il mistero delle api morte: miele e alveari a rischio

CREMONA – Una vera e propria strage di api operaie si consuma a Cremona. Le api sono state trovate morte sui fiori nei campi di colza ed è allarme nelle aziende degli apicoltori. “Negli alveare manca il 30% di bottinatrici”, dicono gli apicoltori preoccupati per le larve che sono rimaste senza nutrimento e rischiano di morire a loro volta.

Laura Guardini sul Corriere della Sera scrive che la prima a lanciare l’allarme è Esterina Mariotti, apicoltrice di 52 anni, che ha ereditato dal padre la passione per questo mestiere:

“«È capitato a noi ma anche a molti altri nel Cremonese». Le api avevano cominciato la loro attività verso marzo: «Non erano in gran forma, comunque una ventina di giorni fa, con la piena fioritura della colza, era arrivato il momento della raccolta dei primi nettari. Le api lavoravano: e due giorni dopo le bottinatrici erano sparite». Sono le api che fanno la spola tra i fiori e le arnie: nelle arnie sono rimaste solo «le api di casa». In casa, infatti, passano i primi venti dei loro 40-45 giorni di vita: preparano la pappa reale, puliscono, fanno la guardia.

«Il danno è grande perché oltre alle bottinatrici abbiamo perso le larve – spiega Esterina Mariotti. – Il polline che portano sulle zampe è il loro nutrimento. E questa è stata una vera e propria stangata». Una stima? «In un alveare, nel momento del massimo lavoro che sarà tra una settimana o due, ci sono circa 100 mila api. Dopo questa strage da noi si parte con un 30% di api in meno»”.

Al momento, spiegano gli apicoltori, non sono note le cause di questa moria ma il 2015 si apre in maniera decisamente critica per questo settore:

“«Anche se il clima sarà buono, comunque avremo questa handicap iniziale» sospira Esterina Mariotti. Intorno a lei le 150 arnie dell’azienda che conduce con il marito Alfredo Pavesi, 60 anni e la figlia Irene, 22 anni. «E tutto questo – concludono – è anche peggio dei furti che si ripetono, come sempre in questo primo scorcio di stagione: gli onesti si ricomprano le api, i disonesti le rubano».

Qualche settimana fa i rappresentanti della categoria, Claudio Vertuan (presidente dell’Associazione Apicoltori) e Armando Lazzati (presidente di Apilombardia), hanno sollecitato l’aiuto della Regione ricordando come il 2014 sia stato «uno dei peggiori su vari fronti». In Lombardia ci sono oltre 120 mila alveari, ciascuno in grado di produrre 18-20 chilogrammi di miele all’anno: se il sogno degli apicoltori valtellinesi è di formulare «una proposta interessante per i giovani che hanno voglia di cimentarsi in un’attività imprenditoriale», la richiesta di tutti i 4 mila imprenditori alla Regione è di organizzare un confronto con agricoltori, veterinari e tecnici fitosanitari per rendere meno drammatico il 2015”.