Ebola, scimpanzè resistono a virus. Ma rischiano morire di fame: allarme biologi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 novembre 2014 15:09 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2014 15:09
Ebola, scimpanzè resistono al virus. Ma rischiano di morire di fame

Ebola, scimpanzè resistono al virus. Ma rischiano di morire di fame: l’allarme dei biologi

FREETOWN (SIERRA LEONE) – Questa volta gli scimpanzè resistono al virus Ebola. A differenza dall’epidemia del 2000, quella che partì dall’Uganda e sterminò intere colonie di primati, il nuovo virus “made in Sierra Leone” sta risparmiando gli scimpanzè. Ma il rischio è che muoiano comunque di fame perché i biologi che si occupano della loro salvaguardia non possono uscire a comprare loro il cibo. A denunciare le anomalie della nuova pandemia è Dalila Frasson, conservation manager del Tacugama Chimpanzee Sanctuary, in Sierra Leone, che ospita 87 esemplari protetti.

In un’intervista, apparsa sul sito internet del Parco, la biologa veneziana spiega che quella di quest’anno è un’epidemia anomala anche dal punto di vista geografico:

“L’Africa dell’ovest non aveva mai conosciuto Ebola prima d’ora, né per l’epidemia del ’76 né per quella del 2000 e non si capisce come sia potuta arrivare fin qui dal centro Africa, focolaio delle prime due”.

Il rischio per gli animali in via di estinzione pero resta alto, perché potrebbero subire conseguenze indirette:

“Non possiamo più uscire dal territorio del santuario – spiega Frasson – Questo significa che non possiamo più fare attività di ricognizione nella foresta per disinnescare le trappole posizionate dai bracconieri o salvare animali colpiti. Non possiamo più svolgere il nostro lavoro con le popolazioni locali per favorire la convivenza fra i villaggi delle foreste e gli scimpanzé liberi. Non possiamo più andare noi stessi al mercato di Freetown né nei villaggi circostanti per comprare il cibo agli animali, non ospitiamo più visitatori né volontari né scimpanzè. E poi niente più visite guidate e niente più incarichi di ricerca sul campo da organizzazioni terze”.

Con un conseguente crollo del 30% delle entrate:

“Ebola non ha ancora colpito gli animali con la malattia, ma ne sta mettendo a rischio l’esistenza a causa delle difficoltà economiche”.

Resta il mistero sul perché il virus non abbia aggredito la popolazione animale con la stessa virulenza con cui ha colpito gli umani.

“Non vale solo per il nostro santuario – spiega Frasson – ma anche per quelli della Guinea, altro Stato focolaio insieme alla Liberia. In questo momento non cerchiamo risposte scientifiche ma tentiamo di arrivare alla fine della giornata. Abbiamo bisogno di sostegno economico. Il santuario crea indotto e dà lavoro direttamente a 23 persone fra biologi, veterinari e keeper, quasi tutti locali. Poi ospita i volontari, che per noi sono un aiuto prezioso. Fino a prima di Ebola arrivavano numerosi, soprattutto da Inghilterra e Australia. Adesso non possiamo più accettarne. Ci siamo solo noi e gli scimpanzé”.