Emergenza idrica: metà degli italiani teme di restare senza acqua. Disponibili a rinunciare a docce e piscine

Emergenza idrica: metà degli italiani teme di restare senza acqua. Disponibili a rinunciare a docce e piscine. Allarme rosso in Agricoltura. Urgente riparare gli acquedotti-colabrodo

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 3 Luglio 2022 - 09:26
Emergenza idrica: metà degli italiani teme di restare senza acqua. Disponibili a rinunciare a docce e piscine

Emergenza idrica: metà degli italiani teme di restare senza acqua. Disponibili a rinunciare a docce e piscine

Emergenza idrica. Quasi la metà degli italiani (46%) teme di restare senza acqua. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio (SWG), fatto in queste ore di una estate infernale.

Temporali e grandine hanno solo localmente mitigato l’attuale emergenza. Si teme un aggravamento della situazione. Ed allora cosa si è disposti a fare? Sorprendentemente gli italiani in queste ore hanno pensato che la prima cosa da fare è rinunciare all’acqua della piscina.

Lo ha detto il 74% degli intervistati. Il 63% è disposto a fare a meno dei condizionatori e solo il 10% afferma, categoricamente, che non li spegnerà affatto. Il 58% sostiene che è necessario prima di tutto non annaffiare le piante, come soluzione immediata.

Il 54% afferma che una doccia al giorno è troppo, si può soprassedere ; ma il 18% non ci sta assolutamente. Non vuole rinunciare alla doccia mattutina, semmai può limare i tempi, due minuti anziché i consueti 8-10.

L’ESTATE PIÙ CALDA, SUPERATO IL RECORD DEL 2003

Lo dice, dati alla mano, l’Istituto per la bio economia del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-Ibe), direttore Giorgio Matteucci, sede centrale a Firenze.  I ricercatori prevedono temperature oltre le medie che incideranno sull’evaporazione dal suolo e da fiumi, laghi e bacini e sulla traspirazione delle piante.

L’estate torrida del 2003? Già superata. Aggiunge il CNR che “la siccità di questi mesi si conferma sempre più essere idrologica. La scarsità di innevamento invernale e di precipitazioni degli ultimi 6 mesi sta intaccando le riserve idriche superficiali, principalmente nel Nord Italia. La neve è quasi finita”.

EMERGENZA, DANNI INGENTI ALLA AGRICOLTURA

Coldiretti ha fatto i conti: 3 miliardi di danni fra siccità e caro materie prime legato alla guerra in Ucraina.  L’11% delle aziende agricole rischia di chiudere e circa un terzo si trova costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo.

Una tempesta perfetta che si è abbattuta sulle aziende agricole con aumenti dei costi dal +170% dei concimi  al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. Dunque è allarme rosso. Se ne esce con un piano idrico serio e urgente. Cominciando dalle perdite della rete distributiva nazionale che è uno scandaloso colabrodo. Oltre il 40% di acqua va persa; ci sono persino allacci abusivi ma zero controlli.

La Commissione Ambiente della Camera ne discute dall’autunno 2018. Audizioni tante, provvedimenti zero. Ma qualcosa si sta muovendo. ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) dalla sua sede di Milano  ha annunciato due anni fa investimenti per 18 milioni “per migliorare gli acquedotti italiani”. Entro quest’anno altri 26 milioni. Ne servirebbero di più. Ma un primo passo è stato fatto. Alleluia.