Eternit, ottenere i risarcimenti sarà difficilissimo. 90 estinti con De Cartier

Pubblicato il 4 Giugno 2013 11:16 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 11:16
Eternit, ottenere i risarcimenti sarà difficilissimo. 90 esclusi per morte De Cartier

Stephan Schmidhelny

TORINO – Il tribunale di Torino ha assegnato un risarcimento da record alle famiglie delle vittime dell’amianto. Solo a Casale Monferrato, la città che più di ogni altra è stata colpita spettano 30 milioni. Ma la sentenza di Torino è solo un inizio, non può essere una fine. Sebbene l’imputato superstite del processo contro Eternit, il magnate svizzero Stephan Schmidhelny, sia stato riconosciuto colpevole di disastro ambientale doloso per l’attività di quattro (e non più due) stabilimenti italiani della multinazionale: Casale Monferrato e Cavagnolo in Piemonte, Rubiera in Emilia, Bagnoli in Campania. Quegli 89 milioni da distribuire a 932 persone citate tutte per nome, cognome e anno di nascita non bastano. La lista è troppo lunga e incompleta e l’iter per ottenere i risarcimenti è complicatissimo.

E l’amianto uccide e ucciderà ancora: l’esultanza per la storica sentenza dura appena un giorno. Solo a Casale questa settimana, sono stati rilevati tre nuovi casi che si aggiungono ai 22 scoperti nel 2013. Proprio a Casale, il picco delle vittime è atteso per il 2020. 

E poi c’è stata la morte del coimputato, il barone belga Louis De Cartier, a due settimane dalla sentenza che ha complicato tutto. La sua posizione è stata stralciata dagli atti del processo facendo estinguere ogni reato e anche ogni pretesa di risarcimento delle persone a lui collegate nel processo penale: oltre 90 famiglie.

Il problema nasce della complicata architettura giuridica della sentenza: il reato di omissione di cautele viene assorbito dal disastro ambientale, e questo ha portato ad escludere dal novero delle persone offese l’Inail (15 milioni in primo grado) e l’Inps. ”Significa – spiega Roberto Lamacchia, uno degli avvocati di parte civile – che ottenere i risarcimenti sarà complicatissimo per via dei costi. Per la sola traduzione della sentenza nella lingua dell’imputato ci vogliono 100 mila euro. La procedura richiederà in tutto due milioni. Prima poteva farsene carico l’Inail. Adesso chi ci aiuta?”. Bruno Pesce, presidente dell’Associazione dei familiari, chiede che ”lo Stato non abbandoni le vittime e le aiuti a dare piena attuazione alla sentenza”.

Nelle prossime settimane sarà avviata una verifica sui beni aggredibili di Schmidheiny. Ma anche per questo sorgono complicazioni. La normativa svizzera pone ostacoli di ogni genere, a cominciare dalla mancata esecutività immediata delle sentenze italiane. Serve la conferma da parte dell’autorità giudiziaria elvetica del verdetto di ieri. Senza questo passaggio, non sono possibili neppure i sequestri preventivi.