L’ultima frontiera dei contrabbandieri? Il gas refrigerante che buca l’ozono

Pubblicato il 11 settembre 2012 15:50 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2012 15:51

MIAMI – L’ultimo affare per i contrabbandieri internazionali si chiama HCFC-22. Si tratta del contrabbando dei gas refrigeranti dannosi per l’ozono, ma economici. Detti anche clorodifluorometano, dal 1° gennaio del 2010 questi gas non possono più essere messi in commercio in molti Paesi. Colpa dell’alto potenziale di riscaldamento globale, di gran lunga superiore a quello dell’anidride carbonica.

Per questo motivo il clorodifluorometano è stato bandito dal protocollo di Montreal, che ha stabilito lo stop al suo uso nei Paesi sviluppati entro il 2020 e nei Paesi in via di sviluppo entro il 2040.

Una delle aziende che ancora trattano questo prodotto è la Marcone, compagnia americana con base a Saint Louis. Come scrive il New York Times, citando indagini americane, la Marcone contrabbanda questo gas, per lo più proveniente dalla Cina, “per fornire aria condizionata a tutto il mondo, da Bogotà a Bombei, da Miami a Pechino”.

Il clorodifluorometano, dannoso per l’ozono, viene prodotto in grandi quantità soprattutto in India e Messico, oltre che in Cina, e venduto a basso prezzo, così da essere molto appetibile per i contrabbandieri internazionali grazie ai suoi alti profitti.

Nel 2009 Carlos Garcia, vice presidente della Marcone, scrive il New York Times, ha inaugurato un ricco business vendendo il gas importato di contrabbando ai riparatori di elettrodomestici a prezzi stracciati: sono stati i suoi “Freaky Freon Fridays”, con un nome presto diventato sinonimo dei refrigeranti.

Nonostante negli Stati Uniti fosse vietato vendere i condizionatori con HCFC-22 dal 2010, enormi quantità di questo gas sono tutt’ora presenti nei vecchi impianti. Ma, sottolinea il New York Times, importare l’HCFC-22 senza le dovute autorizzazioni, come ha fatto Marcone, viola i trattati internazionali e le leggi americane.

Carlos Garcia è stato un “eroe” per la propria azienda grazie alla promozione del venerdì “Freaky Freon Friday” fino a quando non è stato coinvolto in un’indagine che gli è costata la condanna a tredici mesi di prigione federale.

Il problema maggiore che questa storia dimostra, sottolinea il New York Times, è che né i trattati internazionali né le leggi americane (né, men che meno, la consapevolezza dei danni ambientali) sono riusciti a fermare il contrabbando di questo gas nocivo, ma economico.

Se quello della Marcone è il caso più eclatante, le stesse autorità americane sono certe che nel Paese molte aziende trattano ancora l’HCFC-22. I doganieri europei hanno intercettato navi cariche di gas di contrabbando provenienti dalla Finlandia, dalla Slovenia e dalla Polonia. E questa, come hanno detto rappresentanti delle Nazioni Unite, è solo la punta dell’iceberg.

La continua richiesta di HCFC-22 è dovuta anche ai prezzi alti del gas refrigerante ottenuto legalmente negli Stati Uniti e in Europa. La stessa quantità di gas che a Marcone costava 55 dollari, negli Stati Uniti veniva 140 dollari.

Il tentativo fatto dal governo americano di aiutare l’industria dei gas refrigeranti riducendo la materia prima e portando all’aumento dei prezzi ha in realtà causato l’effetto opposto a quello di limitare l’uso dei gas, perché ha portato al contrabbando sempre più diffuso di quelli nocivi ed economici, preferiti soprattutto in un periodo recessivo come quello attuale.

Il colosso della chimica Du Pont ha stimato che la domanda di HCFC-22 potrebbe superare l’offerta di 27,5 milioni di sterline all’anno solo negli Stati Uniti per i prossimi tre anni.

DuPont esporta il proprio gas in Messico, la destinazione principale per l’HCFC-22 prodotto in America: questo perché, dal momento che il Messico non ha ancora vietato l’uso di quel gas il prezzo di vendita lì è molto più alto che negli Stati Uniti. I contrabbandieri spesso comprano in Messico il gas prodotto da DuPont e lo trasportano attraverso il Mar dei Caraibi a Miami per rivenderlo oltreconfine.

Di fronte alle accuse della Procura di Miami la Marcone si è dichiarata colpevole di aver violato le leggi federali, anche se il suo presidente ha detto di non aver mai saputo che le importazioni di Garcia fossero illegali. Una tecnica fatta propria da molti contrabbandieri.

In un’intercettazione si sente che qualcuno domanda a Garcia se il suo gas sia prodotto da Honeywell o da DuPont. “In Cina” è la risposta di Garcia.

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