Giacomo Giorgi, un nostromo italiano sulla Sea Shepherd per salvare i tonni rossi

Pubblicato il 8 agosto 2010 17:07 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2010 17:41

Sea Shepherd

Lotta per salvare i tonni e presto sarà nel mare australe al fianco delle balene. Dopo 15 anni di attivismo ‘a terra’, Giacomo Giorgi, classe ’81, romano, liceo classico alle spalle, è diventato il primo italiano che partecipa attivamente ai blitz dell’agguerrita associazione ambientalista internazionale Sea Shepherd.

Salito ”per caso” a bordo della nave ammiraglia dell’associazione, la Steve Irwin, 60 metri di lunghezza per 11 di larghezza, tutta nera e con un teschio stampato sulla torretta, in soli due mesi si è già conquistato i ‘galloni’ da nostromo, colui cioé che comanda tutte le operazioni sul ponte della nave, comprese le gru, fondamentali per calare i gommoni ”d’attacco”.

E’ stata la musica, quella metal, che lo ha fatto arrivare a bordo della Irwin. ”Ho conosciuto la Sea Shepherd dopo aver ascoltato un Cd del gruppo musicale Ignite. Allora – racconta Giacomo – ho cominciato a fare opera di sensibilizzazione per aiutare l’ organizzazione ambientalista, dalle magliette alla raccolta fondi. In seguito sono diventato coordinatore su Roma. Quando ho saputo della campagna Mediterraneo della Irwin ho pensato che fosse l’occasione giusta per toccare da vicino il mio sogno”.

”Avevo un amico a bordo – prosegue il 29enne – e gli ho chiesto di visitare la barca. Sono salito e ho cominciato ad aiutare nella preparazione della barca. Sono rimasto una settimana e sapevo poi che sarei dovuto scendere. Ma due ore prima della partenza per la campagna Mediterraneo mi hanno chiesto di restare e di partire con loro”.

E così Giacomo è imbarcato da metà maggio e ha partecipato attivamente alla liberazione di tonni rossi a metà giugno nelle acque di Malta. ”Da quando avevo 14 anni ero sensibile alle cause animaliste e ambientaliste”, dice Giacomo. E il nome eco-pirati? ”In alcune occasioni ci chiamano così – risponde – in realtà quello che facciamo è far rispettare le leggi sul mare. Con l’estinzione delle risorse marine la crisi è inevitabile”.

E ricorda la sua prima azione, la ‘Blue Rage’ a difesa del tonno rosso lo scorso giugno. ”Nel nostro pattugliamento nelle acque a nord dell’Africa ogni volta che venivamo a contatto con le navi che avevano posizionato le gabbie – racconta Giacomo – controllavamo che tutto fosse legale, ovvero che non vi fossero troppi tonni giovani e che il pescato non fosse fuori dai termini stagionali. Si andava a parlare con il comandante del peschereccio incrociato e se le informazioni non collimavano con la situazione reale chiedevamo di entrare nelle reti. Quando ci è stato negato l’accesso alle reti è scattato il blitz prima con la Irwin poi con i gommoni e i sub. Abbiamo anche schivato un uncino che da un peschereccio cercava di colpire le telecamere”.

Avventura finita con la liberazione di 800 tonni. Quindi la vita di bordo: ”Otto ore di lavoro al giorno fisse con quattro pause, a parte quando ci sono le visite nei porti e durante i blitz. Durante la navigazione ci sono 25-30 persone di equipaggio e durante le campagne 35-40. Sul ponte di comando ci sono sempre tre persone di vedetta. Poi ingegneri, motoristi e anche una cuoca”. La cuoca è la compagna di Giacomo. E’ una italo francese, Raffaella, 24 anni. ”I piatti più apprezzati – dice Giacomo – sono quelli italiani, ovviamente la pasta ma anche le melanzane alla parmigiana. Tutto però strettamente vegano, senza grassi animali, né pesce, né carne, né formaggi o derivati”. La Irwin e il suo equipaggio, dopo la campagna Mediterraneo, sono in sosta a Barcellona. Per la Sea Shepherd si prevede un blitz nel Golfo del Messico per monitorare gli effetti della marea nera. Ma Giacomo non ci sarà. La sua prossima missione eè l’Australia per salvare le balene dagli arpioni.