Blitz degli “oranghi” di Greenpeace nel porto di Genova per salvare le foreste

Pubblicato il 14 Marzo 2010 12:35 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2010 12:35

Blitz degli attivisti di Greenpeace nel porto di Genova, dove da ieri si trova l’ammiraglia dell’organizzazione ambientalista, la “Rainbow warrior”: a bordo di tre gommoni sono partiti all’alba dalla nave verde per far ‘visita’ alla nave Bunga Melati, «carica di biodiesel appartenente alla multinazionale Wilmar – spiega Greenpeace – e ottenuto dall’olio di palma».

Gli attivisti travestiti da oranghi, specie minacciata dalla deforestazione, hanno fissato con dei magneti sulla fiancata della nave uno striscione con la scritta «Taglia la CO2, non le foreste».

«E’ su navi come questa – dice Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia – che ogni giorno in Italia arrivano prodotti provenienti dalla distruzione di uno degli ultimi polmoni del pianeta. L’espansione delle coltivazioni industriali di palma da olio per la produzione di beni di consumo come saponi, cioccolata, carta e persino biodiesel sta distruggendo le ultime foreste torbiere indonesiane, decimando gli ultimi oranghi e intossicando il clima del pianeta».

In Indonesia un ristretto gruppo di multinazionali, tra cui Wilmar, spiega ancora Greenpeace, «controlla il mercato globale dell’olio di palma. In particolare, Wilmar è il più grande produttore di biodiesel al mondo e, allo stesso tempo, campione di fama internazionale della deforestazione in Indonesia». E ancora: «Bruciare le foreste per produrre benzina verde non può essere la soluzione per combattere i cambiamenti climatici. Ad accelerare questo processo, anche la legge europea che prevede, entro il 2020, la sostituzione del 10% del totale dei consumi di carburante con biodiesel».