Passera: “No alla chiusura dell’Ilva. Se chiude non riapre più”

Pubblicato il 7 agosto 2012 8:28 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2012 10:21
Corrado Passera

Corrado Passera (Lapresse)

ROMA – Dopo l’allarme lanciato ieri dal presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, circa un probabile rischio-domino, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, auspica il no alla chiusura. In un’intervista a Uno Mattina, il ministro ha detto: “Occorre evitare la chiusura, se si chiudono quegli impianti non si riaprono più”. I fondi per la bonifica e i tempi per raggiungere standard diversi, ha aggiunto, ”sono dati che tutti insieme portano a evitare la chiusura”. L’alternativa pane-veleno “è inaccettabile”.

”Non possiamo però neppure dire che gli impianti dell’Ilva vanno tenuti aperti a qualsiasi condizione – ha puntualizzato Passera – in quanto i criteri salute pubblica devono essere considerati”. ”Ci deve essere l’impegno di tutti a non chiudere, ne va di mezzo – ha detto il ministro – non solo il gruppo Riva ma tutta la filiera”. Quello che l’azienda stava facendo, le risorse che il governo ha messo a disposizione per bonifiche e interventi, buona volontà e il tempo per raggiungere certi standard e non parametri estremi, ”sono tutti elementi – ha aggiunto – che possono portare a evitare la chiusura”.

Ferrante ieri era stato chiaro, in caso i magistrati dovessero optare per la chiusura dell’ìmpianto di Taranto, che è considerato quello strategico, l’azienda verrebbe ridotta in ginocchio e chiuderebbe anche gli altri impianti di Genova e Novi Ligure. A Taranto cresce l’attesa per conoscere la decisione dei giudici sui ricorsi dell’Ilva presentati contro il sequestro degli impianti dell’area a caldo. C’è tempo fino al 9, poi i termini per la decisione scadranno. Ma i giudici potrebbero esprimersi anche prima.

Ieri intanto in Regione c’è stato un vertice per discutere sugli impegni che l’azienda dovrà accollarsi per ridurre l’inquinamento. Il cosiddetto tavolo tecnico sull’Ilva si è riunito a Bari per discutere di monitoraggio emissioni, benzopirene e parchi minerali. Vi hanno preso parte alcuni rappresentanti dell’Ilva, dell’Arpa Puglia, dell’Asl di Taranto, dell’Avvocatura regionale, oltre a esponenti del governo, tecnici regionali e l’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente, Lorenzo Nicastro.

Il tavolo ha stabilito che agosto sarà un mese importante per avviare il piano complessivo che porti l’azienda verso la riduzione delle emissioni. “Una risposta positiva da parte dell’Ilva – ha detto il presidente della Regione Nichi Vendola – costituirebbe di fatto una premessa per poter cominciare a ricostruire il rapporto tra l’impresa e la sensibilità comune dei tarantini”.

E da Roma il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha replicato alle polemiche. “Alcuni organi di stampa – ha detto – hanno costruito un’ipotesi che sull’Ilva di Taranto ci sia stata una sorta di “combine”, e questo è offensivo e irresponsabile. Ci sono 20 mila famiglie – ha proseguito Clini – che dipendono da Ilva a Taranto e altre migliaia di lavoratori in tutta Italia che sono legati al ciclo della siderurgia di Taranto. Dire queste cose è un atto irresponsabile che va denunciato in maniera molto decisa, senza alcun dubbio”.

Nel corso dell’intervista a Uno Mattina il ministro Passera ha parlato anche di Fiat, dalla quale, ha detto, “ci aspettiamo di avere maggiore chiarezza sul ruolo dell’Italia”. Con Marchionne il collegamento è continuo e l’attenzione è fortissima, ha assicurato, ”nei prossimi mesi Fiat è chiamata a fare chiarezza e ci aspettiamo che questo venga fatto in tempi brevi” ha aggiunto.

La credibilità dell’Italia sui mercati, stretto controllo sui conti, crescita e occupazione sono, per il ministro Passera le eredità “irrinunciabili che chiunque avrà la responsabilità di governare dovrà tenere ben presenti”, frutto del lavoro di questo governo. Per l’Italia – ha detto Passera interrogato sul dopo governo Monti – ”il danno più grande sarebbe la demagogia ma – ha aggiunto – non mi aspetto che succeda”.

Infine una domanda diretta sul suo futuro dopo le politiche del 2013. Passera tornerà a fare il banchiere? “Improbabile”, dice. Rispetto al grado alto di popolarità raggiunto, il ministro prende tempo sul ”dopo”: ”vedremo – risponde – adesso bisogna fare bene il nostro mestiere” e invita a non cominciare ”troppo presto” la campagna elettorale: ”Perché c’è ancora molto lavoro da fare”.