Inondazioni in Thailandia: miglioramenti, ma resta l'allarme Bangkok

Pubblicato il 30 Ottobre 2011 14:04 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2011 14:55

BANGKOK, 30 OTT – Mentre la periferia occidentale e settentrionale di Bangkok rimane allagata, in mancanza di nuove piogge il rischio di inondazioni per il centro della capitale thailandese "dovrebbe ridursi a partire da domani". Lo ha dichiarato oggi il primo ministro Yingluck Shinawatra, durante un'altra giornata in cui il centro della capitale non ha sofferto le temute esondazioni di un fiume Chao Praya ancora rigonfio.

La situazione, ha ammesso comunque il governatore di Bangkok Sukhumbhand Paribatra, "rimane grave". La metropoli è sempre in allerta per possibili rotture delle barriere che finora l'hanno protetta, e il volume dell'acqua che preme da nord rimane massiccio; le aree più vicine al Chao Praya, a Chinatown e intorno al Grand Palace, subiscono allagamenti minori con l'alta marea. Dall'altra parte del fiume, a Thonburi interi quartieri sono sommersi fino all'altezza della vita da un'acqua ormai fetida, e ancora più tale nella periferia nord e nelle province centrali inondate ormai da un mese, con gravi preoccupazioni per il diffondersi di malattie. Dato che il centro della capitale è uscito indenne da un fine settimana che era stato indicato come il periodo più critico, l'impressione è comunque che le autorità abbiano fatto di tutto pur di salvare Bangkok, probabilmente accettando come conseguenza allagamenti peggiori nelle periferie. Oggi Yingluck non ha esteso i cinque giorni di festività straordinaria concessi per consentire ai 12 milioni di abitanti di lasciare la metropoli; da martedì, quindi, uffici pubblici e attività private torneranno a operare regolarmente. Le "peggiori inondazioni degli ultimi 50 anni" hanno causato dallo scorso luglio almeno 381 morti, in molti casi annegati o fulminati, nonché danni che si calcola incideranno almeno per l'1,5 per cento sulla crescita del Pil per quest'anno. L'area allagata è estesa quanto il Lazio, e ha causato la perdita di un quarto del raccolto del riso. Sono state costrette alla chiusura circa 10 mila fabbriche, con devastanti conseguenze sulla catena di produzione e di distribuzione mondiale per diversi settori, in particolare quello automobilistico ed elettronico.