Italia si restringe, il mare si mangia le spiagge: 75mila metri quadri ogni anno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2015 13:03 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 13:04
Italia si restringe, il mare si mangia le spiagge: 75mila metri quadri ogni anno

Foto LaPresse

ROMA – Il mare sta mangiando le spiagge e l’Italia si restringe sempre di più. La forza del mare erode i litorali italiani, che ogni anni perdono 75mila metri quadrati di spiagge. Una situazione che pone a rischio l’ambiente, ma anche il turismo. Solo in Emilia Romagna il 24% delle spiagge sono a rischi scomparsa, contro il 42% delle spiagge di tutto il Paese.

La zona più colpita dal fenomeno è la costa adriatica, spiega Giulio Geluardi su La Stampa:

“Il basso versante adriatico, con le interminabili e fragilissime spiagge sabbiose che corrono dal Veneto alla Puglia, è infatti quello più colpito. Un esempio su tutti: la città di Ravenna, che i Romani duemila anni fa scelsero per farne un porto, oggi è collegata al mare solo attraverso un canale. Nei secoli, il naturale ripascimento della costa, cioè l’azione del materiale sabbioso depositato giorno dopo giorno dalle onde che garantisce la sopravvivenza dei lidi, ha allontanato il centro abitato dalla costa.

Ma oggi la continua erosione della battigia divorata senza pietà dai flutti ha innescato un processo di assottigliamento e quindi di «riavvicinamento» ed è legittimo immaginare che in un tempo assai breve – in termini geologici – la città dove riposa Dante tornerà a rivedere attraccare le barche a due passi dal centro”.

Se la situazione nell’Adriatico è peggiore, non mancano i problemi in Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Calabria:

“Qui, sebbene il limite della terraferma sia più alto, ogni anno i danni sono ingenti e a rischio sono l’industria del turismo oltre alle abitazioni costruite – senza logica – proprio a ridosso della costa. Le ragioni sono semplici e tutte riconducibili alle sconsiderate attività dell’uomo”.

Il problema riguarda anche i fiumi: i corsi di acqua deviati non portano i detriti sulle spiagge e così il mare erode, mentre nuovi detriti non si accumulano, spiega La Stampa che

“le dighe, gli argini per evitare gli straripamenti che hanno eliminato le preziose rive naturali e le opere di canalizzazione, hanno reso «sterili» i torrenti. Se a ciò si aggiungono le mareggiate, ormai sempre concomitanti con le alluvioni, l’aumento del livello del mare, gli effetti dell’indiscriminata urbanizzazione costiera con schiere di seconde case, lungomari, piazzette sulle spiagge, porti commerciali e turistici, barriere frangiflutti e moli, si capisce perché il mare divori le spiagge”.

Il bilancio delle spiagge erose continua a salire, conclude la Stampa, con numeri davvero impressionanti:

“Nonostante gli interventi di ripristino, le spiagge continuano a perdere superficie. Tra il 1999 e il 2007 i lidi italiani hanno ceduto al mare 16 km quadrati, un’enormità. Il bilancio tra avanzamento e arretramento dei litorali è negativo. La differenza tra la superficie delle spiagge nel 1999 (122,2 km quadrati) e nel 2007 (121,6 km quadrati) ha evidenziato che altri 600 mila metri quadrati sono andati perduti: circa 75 mila l’anno. Come dire 10 campi da calcio”.