Kazakhstan. L’antilope saiga rischia l’estinzione, un infezione batterica ha ucciso già 12 mila esemplari

Pubblicato il 26 maggio 2010 15:30 | Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2011 17:52

E’ una strage che non si ferma, sono ormai 12mila le antilopi saiga morte a partire dalla settimana scorsa in Kazakhstan in seguito a una infezione intestinale che ha ridotto di metà il loro numero nella zona degli Urali kazaki. Lo hanno indicato le autorità sanitarie kazake, come riporta oggi Interfax. Causa della decimazione è un’infezione batterica, la pesteurellosi, un dramma in più per una specie rara già minacciata dall’estinzione.

“Su un territorio del raggio di circa 40-50 km sono state rinvenute morte circa 12mila antilopi saiga” ha dichiarato Serik Imankulov, capo del dipartimento epidemiologico del Kazakhstan occidentale, la zona colpita dal fenomeno. “E’ una tragedia di enorme portata, una catastrofe naturale”. Secondo le autorità, nell’area prima della malattia restavano 26mila saiga, 80mila in totale vivrebbero in Kazakhstan.

La responsabile del Wwf per l’Asia Centrale, Olga Pereladova, concorda: “Se la cifra di 12mila decessi sarà confermata, si tratterà di una catastrofe … significa che la malattia è molto diffusa e si estenderà, tanto più che la densità della popolazione di saiga in maggio è la più alta a causa del periodo riproduttivo”. Per limitare il contagio, ha aggiunto, occorre assolutamente vaccinare gli animali d’allevamento e mettere quelli infettati in quarantena; per le saiga selvagge l’unica soluzione è seppellire o bruciare i cadaveri. L’ultimo inverno per le antilopi kazake, ha detto ancora Pereladova, “é stato particolarmente duro, difficile l’accesso al nutrimento”.

La saiga o antilope tatara – riconoscibile per il suo strano muso allungato che somiglia a una corta tromba – vive nelle steppe del Kazakhstan, nell’ovest della Mongolia e in Russia nelle vicinanze del mar Caspio. Dagli anni 90 la specie è crollata da un milione di esemplari a meno di 100mila. Le corna dell’animale vengono considerate pregiate nella medicina tradizionale cinese, per questo divennero preda ambita dei bracconieri dopo la fine dell’Urss. Oggi anche il loro habitat è minacciato dall’estensione dell’agricoltura.