Lavorare da casa in inverno fa male all’ambiente: aumentano i consumi per il riscaldamento

di Caterina Galloni
Pubblicato il 4 Marzo 2020 6:30 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2020 20:47
inquinamento foto ansa

Lavorare da casa in inverno fa male all’ambiente: aumentano i consumi per il riscaldamento (foto Ansa) 

ROMA – Lavorare da casa (il cosiddetto telelavoro ndr) all’apparenza sembra la soluzione più sostenibile: zero spostamenti, nessun consumo di energia in ufficio. Ma la risposta all’impatto che ha sull’ambiente non è così semplice. La sostenibilità si basa su una riduzione delle emissioni, molte delle quali derivano da motori a benzina delle auto e dall’enorme quantità di energia consumata nei grandi edifici per riscaldare o rinfrescare gli ambienti. Lavorare da casa sembrerebbe risolvere molti di questi problemi ma non è detto sia davvero così.

Una ricerca di WSP UK, una società di consulenza specializzata in ingegneria con sede a Londra, mostra che nel Regno Unito il telelavoro può essere più ecologico solo in estate. Esaminando la produzione di carbonio di 200 lavoratori britannici in varie località del Regno Unito, i ricercatori hanno scoperto che l’impatto ambientale del lavoro a distanza era maggiore in inverno a causa della necessità di riscaldare gli ambienti delle abitazioni rispetto a un edificio per uffici.

“La gestione dell’energia negli edifici è solitamente più sofisticata rispetto alle singole case”, afferma David Symons, Future Ready Lead e direttore della sostenibilità presso WSP UK. Poiché ogni singolo lavoratore mantiene acceso il riscaldamento nell’intero appartamento, lavorare in ufficio ha un impatto minore. In estate, tuttavia, lavorare da casa ha un senso ambientale poiché il consumo di energia è molto più basso che in inverno. “Nel Regno Unito non disponiamo di aria condizionata, di conseguenza lavorare da casa, in termini di emissioni di carbonio, risulta più efficiente”, afferma Symons.

La questione della sostenibilità dal lavoro da casa, tuttavia, è come una cipolla, ci sono molti strati. Il principale è che i modelli di consumo di energia in tutto il mondo sono incredibilmente vari. Ad esempio, in Norvegia, oltre il 40% dei veicoli venduti nel 2019 era elettrico, con un aumento di un terzo rispetto all’anno precedente. In Norvegia e in tutti i paesi nordici, l’impatto dei pendolari è di gran lunga inferiore rispetto ad altre parti del mondo in cui gli spostamenti dipendono ancora fortemente dalla benzina, come il Regno Unito e gli Stati Uniti.

E molte grandi città che consumano una notevole quantità di energia per il pendolarismo non si affidano alle auto ma ai trasporti pubblici. Ognuno di questi singoli elementi sposta il calcolo per capire quando lavorare da casa è più sostenibile in ogni città, regione o paese.

Una variabile importante è l’aria condizionata: nel mondo diversi paesi ricavano energia da fonti diverse, alcune più sostenibili di altre. L’Islanda utilizza una quantità significativa di energia geotermica pulita per alimentare sia edifici commerciali che abitazioni. Le fonti variano anche in alcuni paesi: negli Stati Uniti alcune aree usano l’energia idroelettrica (pulita) e non l’energia del carbone (sporca).

L’aria condizionata consuma generalmente più energia del riscaldamento, il che significa che il raffreddamento delle case dei singoli lavoratori ha un impatto ancora maggiore rispetto al riscaldamento di ogni abitazione. Se la sostenibilità è il futuro del pianeta, lavorare da casa sembrerebbe il futuro del lavoro ma potrebbe non esserlo e le persone alla fine dover tornare in ufficio.

Chi lavora da remoto ha l’onere di investire in infrastrutture a basse emissioni. Le persone stanno cercando di trovare delle soluzioni, come l’installazione di pannelli solari o termostati intelligenti, ma è tutto ancora in fase di elaborazione. Symons di WSP, afferma che quando si ha intenzione di lavorare da casa, la soluzione giusta almeno per ora è raffreddare o riscaldare solo la stanza in cui si lavora.

Fonte: Bbc