Mantova paga con l’inquinamento il prezzo della industrializzazione, tra fumi nauseabondi e malattie

Pubblicato il 16 novembre 2010 1:18 | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2010 1:18

“Siamo sotto pressione da anni: qui da noi c’è tanta acqua e questo ci rende appetibili per le industrie, per questo negli anni sono venuti tutti qui”. Racconta così la situazione difficile della sua pur bellissima città l’assessore alla riqualificazione ambientale di Mantova Anna Maria De Togni. Una città splendida, in cui, però, a pochi passi dal centro storico, oltre quel fiume che i mantovani chiamano “lago”, sorge anche uno dei maggiori poli Chimico-Industriali d’Italia: 260 ettari in cui si affastellano l’uno sull’altro ciminiere e torce.

Industrie che, negli anni hanno portato lavoro e benessere, ma, sembra, anche non pochi problemi agli abitanti della città. Che tutti quei fumi non fossero proprio un toccasana a Mantova e dintorni lo sospettavano da tempo, ma fu una giovane e coraggiosa dottoressa di base, Laura Costani, a pubblicare, il 22 gennaio del 1998, sulla rivista “Epidemiologia e Prevenzione”, uno studio con il quale avvertiva di un sinistro “cluster di sarcomi dei tessuti molli”, ossia di un’anomala incidenza, tra i suoi mutuati. Si trattava di residenti nella zona della città a ridosso dell’area industriale e di un tipo di tumore altrimenti molto raro.

Dopo questo studio la dottoressa Costani ha proseguito nelle ricerche ed è emerso che non solo che nel sangue dei mantovani ci siano elevate dosi di diossina, ma anche che nei suoli del Polo Chimico-Industriale sono presenti solventi, idrocarburi leggeri e pesanti, metalli e diossine.

“La situazione di Mantova, continua l’assessore, è complessa. Esiste sia un problema di inquinamento di falda che di inquinamento dell’aria. Il primo è frutto di un processo in atto da decenni, il secondo arriva da un quadro più elaborato”. Se si fanno quattro passi per la città e si chiede in giro, sembra che la principale imputata sia la raffineria I.e.s, Italiana Energia e Servizi. Ce l’hanno tutti con quelle torce, non fosse altro perché e da lì che arrivano,gli odori nauseabondi che di tanto in tanto invadono il centro. “La I.e.s – spiega ancora l’assessore – ha un serio problema di emissione di odori, anche perché il vento porta tutto verso la città. Il punto è che le emissioni devono confluire nei camini e lì essere trattate. Però , in I.e.s. e successo che ci fossero anche “emissioni diffuse” cioè fumi non trattati che, come fossero alcol in un recipiente aperto, svaporano in poco tempo e impregnano l’aria del loro disgustoso odore”.