Mar Baltico come il Mediterraneo, climate change rovescia il mondo

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 Gennaio 2020 9:04 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2020 9:04
clima mar baltico

Alba sul Mar Baltico vista dalla costa tedesca (Ansa)

ROMA – Al mare sul Baltico mangiando uno spaghetto fatto con ottimo grano russo, o magari canadese. Tra le pieghe delle drammatiche conseguenze che il cambiamento del clima porterà in futuro ci sono anche delle piccole, locali, buone notizie. Come quelle di alcune località del Nord Europa che potrebbero riscoprisi mete da villeggiatura estiva e quelle sulla produzione agricola di paesi oggi alle prese col freddo.

Non ha ragione il presidente Usa Donald Trump quando, di fronte ad una bufera di neve, commenta chiedendosi dov’è l’aumento delle temperature dovute all’azione dell’uomo. Ma è vero che alcune realtà potrebbero, almeno nel medio-breve periodo, trarre benefici dal modificarsi del clima del nostro Pianeta. Mentre infatti il Mediterraneo si avvia a dover fare i conti con giornate sempre più calde e soprattutto aride, divenendo un luogo molto meno ospitale per i turisti come per le colture, regioni a latitudini più alte vivranno un cambiamento diverso dove il freddo diventerà tepore. Ad esempio potremmo trovarci in un futuro non troppo lontano, la stima è quella del 2050, ad andare in vacanza nel mare del Nord, al mare in Germania o lungo le coste del Belgio e dell’Olanda.

Passando così, potenzialmente, dai turisti tedeschi sulla riviera romagnola ai romagnoli in villeggiatura sullo costa tedesca. Con l’aumento atteso delle temperature nel Mediterraneo nei prossimi 30 anni, il volume d’acqua sulle coste di Grecia e Spagna potrebbero diminuire di oltre il 15% e il clima di Marsiglia e di Madrid potrebbe assomigliare rispettivamente a quello attuale di Algeri e Marrakech. A dirlo è il report del McKinsey Global Institute dal titolo “Climate risk and response: Physical hazards and socioeconomic impacts” che cerca di analizzare le ripercussioni sociali ed economiche del fenomeno, ipotizzando uno scenario invariato al 2050 di concentrazione di gas serra, cioè senza l’intervento di azioni di adattamento o mitigazione del fenomeno.

Non solo turismo però, perché al variare delle temperatura cambierà anche il gradimento e la resa delle colture. Paesi oggi noti e fieri della produzione vinicola potrebbero ritrovarsi con climi difficili e persino inadatti alla vite. Di contro due enormi nazioni come la Russia e il Canada potrebbero riscoprisi veri e propri granai. La Russia, sempre secondo il report del McKinsey Global Institute, dovrebbe registrare un aumento del 4% nei rendimenti agricoli medi entro il 2050.

Infine i cambiamenti del clima influiranno, in modo più immediatamente concreto, sulla valutazione degli immobili. Tema caro ad un Paese in cui quasi tutti possiedono almeno la prima casa. Le abitazioni in zone più esposte ad alluvioni e altri eventi atmosferici simili perderanno progressivamente valore mentre altre, magari oggi in località meno felici, si apprezzeranno in virtù della loro migliore posizione geografica. In Florida, per citare un luogo caro al presidente americano, ad esempio, in base a stime sul passato le perdite causate dalle inondazioni potrebbero svalutare le case esposte (cioè a rischio) tra il 15 e il 35%.