Bp: “Il tappo dovrebbe funzionare”. A Obama il “dovrebbe” non piace e torna in Louisiana

Pubblicato il 4 Giugno 2010 10:55 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2010 13:40

Il tappo di contenimento della perdita di petrolio all’origine della marea nera “dovrebbe funzionare”. Lo ha detto il Chief Operating Officer di Bp, Doug Suttles alle tv americane.

Secondo Suttles, l’obiettivo del tappo posizionato giovedì notte sul tubo che perde nel Golfo del Messico è di raccogliere il 90 per cento del greggio e aspirarlo in superficie.

Questo sarebbe il quarto tentativo della Bp per mettere fine alla fuoriuscita di greggio che sta avvelenando l’oceano, provocata dall’esplosione di un pozzo 46 giorni fa nel Golfo del Messico. I tecnici del colosso petrolifero hanno posizionato un tappo per frenare il flusso di greggio ma per capire se l’operazione funziona bisognerà aspettare tra le 12 e le 24 ore. Se tutto andrà come previsto, il pozzo sarà sigillato comunque soltanto a fine mese.

Intanto, il presidente Barack Obama effettuerà oggi il suo terzo sopralluogo sul luogo del disastro. Per la seconda volta in una settimana, Obama, che a un’intervista alla Cnn si è detto “furioso”, tornerà oggi in Louisiana, per seguire in prima persona le operazioni di contenimento della marea nera.

Solo ieri la Casa Bianca aveva categoricamente escluso una possibile opzione nucleare. Lo staff presidenziale e i responsabili della lotta contro la macchia di petrolio avevano definito “totalmente folle” l’ipotesi di usare il nucleare per fermare il greggio che continua a fuoriuscire dal pozzo della Bp.

La catastrofe ambientale nel Golfo del Messico continua ad essere una delle priorità del presidente americano, tanto che, come annunciato dalla Casa Bianca, Obama ha cancellato i suoi viaggi previsti dal 13 al 19 giugno prossimi in Australia ed Indonesia.

Intanto continuano le chiacchiere su un nuovo modo per bloccare il torrente di petrolio. Non è dato di sapere chi, scrive il New York Times, ma uno degli ingegneri chiese la parola e con la massima calma formulò la sua proposta: ”Perchè non infiliamo una bomba atomica in quel maledetto pozzo e la facciamo finita una volta per tutte?” Il calore della bomba squaglierebbe la roccia circostante e una volta raffreddata chiuderebbe la strada al petrolio.

Alcuni decenni fa l’Unione Sovietica, a quanto se ne sa, usò ordigni nucleari per tappare pozzi di gas naturale andati fuori controllo. ”Beh, è un’idea si dissero gli ingegneri. Se l’hanno fatto i russi perché non provarci anche noi, che abbiamo tecnologie di gran lunga superiori?” L’idea della ‘’soluzione atomica” ha cominciato a circolare sempre meno segretamente, fino a quando Matt Simmons, un esperto energetico oltreché banchiere, venerdi ha dichiarato all’agenzia Bloomberg che probabilmente l’unica cosa da fare è costruire un sistema d’arma atomica, calarlo in fondo all’oceano, infilarlo nel pozzo farlo detonare e tutti i nostri guai sarebbero finiti”.

Dopo gli svariati fallimenti della BP nel bloccare la fuoriuscita di greggio – anche l’ultima pensata non sta andando troppo bene – il chiacchericcio atomico si è diffuso al punto che il governo federale non ha potuto fare a meno di prendere posizione.

Stephanie Muller, una portavoce del ministero dell’Energia, ha convocato una conferenza stampa per chiarire come stanno le cose. Nè il segretario all’Energia Steven Chu, nè alcuna altro con responsabilità governative ha mai avuto la seppur remota idea di una esplosione nucleare sotto le acque del Golfo del Messico, ha affermato. E per rendere ancor più chiaro il pensiero del segretario all’Energia ha aggiunto: ”L’opzione nucleare non è, e non è mai stata, presa in considerazione”. Il commento di un alto funzionario della Casa Bianca, riferendosi ai promotori dell’opzione atomica, è stato: ”Sono pazzi”.