Marea nera, Bp: “Pagheremo ma non siamo noi la causa del disastro”

Pubblicato il 4 Maggio 2010 11:25 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2011 15:57

“Non siamo noi la causa del disastro”: si giustifica così il colosso britannico del petrolio, Bp, nonostante si sia assunto la responsabilità per la catastrofe ecologica che sta mettendo a rischio l’intero ecosistema marino della zona costiera a nord del Golfo del Messico, sottolinea di non aver  provocato direttamente il disastro.

Parlando alla Bbc, l’amministratore delegato dell’azienda, Tony Hayward, ha dichiarato che Bp pagherà tutti i danni causati dal disastro, ma ha aggiunto che la colpa reale è di qualcun altro. “In termini di responsabilità – ha detto Hayward – ci tengo a essere chiaro: non è stato un incidente provocato da noi, anche se è nostra responsabilità risolvere il problema della perdita”.

Non era di Bp infatti l’attrezzatura che ha causato il danno ma della ditta Transocean, gestore della piattaforma di Deepwater Horizon. Tirata in ballo, Transocean non si sbilancia: “Aspettiamo di avere tutti i dati prima di trarre conclusioni”, ha detto il portavoce dell’azienda, Guy Cantwell. Intanto le previsioni del colosso dell’energia per la risoluzione del problema non sono confortanti. Ci potrebbero infatti volere almeno tre mesi per individuare il punto del pozzo petrolifero da cui è scaturita la perdita e isolarlo. “Siamo anche impegnati – ha aggiunto Hayward – in un grosso lavoro insieme al governo e alla comunità per proteggere la costa.

Intanto è grande mobilitazione negli Stati Uniti per tentare di arginare il diffondersi della macchia di greggio nel golfo del Messico: compagnie specializzate nel fermare le fuoriuscite di petrolio stanno arrivando con i loro esperti dalla Costa Ovest e dall’Alaska che, dopo il disastro della Exxon Valdez ha acquisito grandi capacità nell’affrontare disastri del genere. Lo riferisce il quotidiano di New Orleans, Nola, nella sua versione online. “Il fatto che stiano per arrivare esperti da così lontano dimostra che le autorità hanno capito quanto sia grave il problema e quanto tempo ci vorrà per risolverlo”, ha detto Steve Finch, dirigente della Nwff Environmental, una delle società che ha inviato sul luogo del disastro propri esperti quattro giorni dopo l’esplosione. Alyeska, il consorzio di cui fa parte anche Bp e che gestisce l’oleodotto trans-Alaska, ha da parte sua spedito nella zona un suo esperto e oltre 70.000 galloni di solventi.