Marea nera. L’uscita del petrolio si è fermata, attesa per vedere se il ”tappo” reggerà

Pubblicato il 17 luglio 2010 9:18 | Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2010 9:18

Il ''tappo'' che deve fermate l'uscita del petrolio

La fuoriuscita di petrolio dalla falla nel pozzo in fondo al Golfo del Messico si è arrestata, il ”tappo” installato dalla Bp a 1.500 metri di profondità per ora regge, ma si aspettano con il fiato sospeso le prossime ore per capire se potra’ reggere in futuro. I test in corso sulla struttura di contenimento, che per la prima volta assorbe l’intera fuoriuscita, daranno i loro risultati in un lasso di tempo che il colosso petrolifero britannico stima fra le sei e le 48 ore.

Il flusso di greggio in mare, come tutti hanno potuto constatare dalle immagini televisive sottomarine, si e’ fermato del tutto quando la terza valvola del ”tappo” e’ stata chiusa alle 21:25 ora italiana di venerdi. Ora i tecnici della Bp stanno misurando la pressione, un cui calo sarebbe un brutto segno, perche’ rivelerebbe l’apertura di possibili altre falle.

”Continuiamo a raccogliere dati e ad analizzarli insieme alla squadra di scienziati federali – ha detto l’ex ammiraglio Thad Allen, che coordina le operazioni per conto del governo di washington – per avere informazioni più dettagliate sulla capacità di tenuta del pozzo”. Ieri il presidente Usa, Barack Obama, aveva parlato di ”segno positivo”.

Sabato il governatore della Louisiana ricorda che ”e’ ancora troppo presto per cantare vittoria” e che ”resta ancora troppo lavoro da fare”, mentre per il vicepresidente di Bp, Kent Wells, ”e’ cosa buona vedere che il petrolio non sgorga piu’ nel Golfo del Messico” dal pozzo Mc252 Macondo. Ma è presto per dire se sia stato definitivamente bloccata la marea nera, che da quel fatidico 20 aprile, quando esplose la piattaforma Deepwater Horizon, affondando due giorni dopo, e’ stata pari in totale a qualcosa che oscilla fra i 2,3 e i 4,5 milioni di greggio, secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’Energia (Aie).

Per metterci una pietra sopra, la Bp conta ora di aprire un pozzo secondario di sfogo, che secondo le sue stime, dovrebbe bloccare alla radice il flusso di greggio dal giacimento, circa quattro chilometri sotto il fondale marino.
 
Che il flusso di greggio dal pozzo Macondo sia stato fermato e’ un ”fatto positivo”, ma siamo ancora nella fase dei test. Lo ha detto il presidente Barack Obama in un breve commento alla Casa Bianca. ”Siamo incoraggiati da questi primi risultati del test, ma non e’ ancora finita”: cosi’ si e’ espresso l’ammiraglio Thad Allen, responsabile per la Casa Bianca delle operazioni riguardanti l’emergenza  marea nera, in una dichiarazione diffusa in serata a commento dei progressi fatti dai tecnici della Bp per l’installazione del ‘tappo’ sul pozzo Macondo nel Golfo del Messico.

Allen ha riferito che il ”test di integrita”’ del pozzo procede come previsto, ma saranno necessarie molte ore prima di poter giungere a conclusioni certe. ”Continuiamo a raccogliere dati e ad analizzarli insieme alla squadra di scienziati federali – ha detto – per avere informazioni piu’ dettagliate sulla capacita’ di tenuta del pozzo”. Allen ha precisato che grazie al nuovo sistema, se non ci saranno controindicazioni ”dovrebbe essere possibile prelevare petrolio con continuita’ fino a 80 mila barili al giorno”.
 
In quasi tre mesi nel Golfo del Messico si sono riversati in totale fra i 2,3 e i 4,5 milioni di barili di petrolio dal pozzo della Bp danneggiato sul fondo: è la stima dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel suo ultimo rapporto, che non tiene però conto del greggio recuperato o bruciato dalla Bp in superficie. Il quantitativo in litri, secondo l’Aie, oscilla fra i 365 e i 715 milioni. L’Aie stima che la produzione petrolifera totale nel Golfo del Messico, in conseguenza dell’incidente alla piattaforma della Bp e alla conseguente marea nera, sia stata ridotta di circa 30.000 barili al giorno, che potrebbero arrivare a 100.000-300.000 barili in meno al giorno da qui al 2015 se verranno imposte restrizioni alle trivellazioni.
 
Bp cerca acquirenti per i propri asset, per creare un fondo necessario a fronteggiare i costi legali collegati alla Marea Nera. E’ quanto riporta oggi il Financial Times, sottolineando che le attivita’ di Bp messe in vendita potrebbero raggiungere i 20 miliardi di dollari, ovvero il doppio della cifra annunciata nelle settimane scorse dal colosso britannico. In pole position, ci sono alcuni asset che Bp detiene in Alaska, in procinto di passare nelle mani di Apache Corp con un’operazione da 10-11 miliardi di dollari che potrebbe venire annunciata a breve.