Marea nera: si ritenta con la cupola. La Casa Bianca valuta possibili infrazioni sull’operato della Bp

Pubblicato il 9 Maggio 2010 19:16 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2010 20:43

Potrebbero volerci almeno 24 ore prima che Bp possa effettuare un nuovo tentativo di installare la “cupola” in fondo al mare per cercare di contenere il petrolio della piattaforma Deepwater Horizon. Dopo il primo tentativo fallito – riportano i media americani – Bp poterebbe effettuarne un altro lunedì o più avanti, anche se diversi osservatori iniziano a mettere in dubbio l’eventuale successo dell’operazione. “Non direi che è fallito, direi che non ha avuto successo” ha sottolineato Doug Suttles, un dirigente Bp.

Intanto la marea nera continua ad avanzare nel Golfo del Messico.  Ma le grane per Bp non sono finite: il ministro della Giustizia americano, Eric Holder, ai microfoni della Abc ha annunciato di aver inviato alcuni rappresentanti del Dipartimento per accertare se ci siano stati errori nella condotta, atti illeciti, infrazioni o abusi di potere in merito alla fuga di petrolio e alla marea nera. Bp è già stata perseguita civilmente da diverse organizzazioni, soprattutto quelle attive nel turismo e nella pesca, quelle sulle quali gli effetti della marea nera si fanno sentire in modo più evidente.

L’ammiraglio della Guarda costiera Thad Allen, colui che sta guidando le iniziative del governo americano nell’affrontare il disastro, definisce gli sforzi di Bp nel cercare di fermare la fuori di petrolio “senza tregua”. Circa 5.000 barili di petrolio al giorno – aggiunge Allen intervenendo sulla Cbs – si riversano nell’oceano, anche se fissare l’ammontare esatto è “al momento impossibile”.

È stato calcolato che dal giorno dell’esplosione circa 12 milioni di litri di petrolio sono finiti nelle acque del Golfo. Alta oltre 12 metri e pesante circa 78 tonnellate, la cupola é una struttura in metallo e cemento progettata “ad hoc” per incapsulare ciò che resta del tubo della piattaforma da cui continua a fuoriuscire petrolio. Una volta installata e collegata a un apposito compressore in superficie, la struttura dovrebbe poi aspirare fino all’85% del petrolio ancora presente in fondo al mare. Ed evitare così la catastrofe.

I problemi tecnici per il suo funzionamento, però, sono enormi, e richiedono soluzioni mai sperimentate in precedenza. La struttura è stata progettata cercando di tener conto della pressione a cui è sottoposta a 1.500 metri di profondità, ma sono ancora tutte da verificare le sue capacità di “tenuta”. Per fissarla al fondo bisogna avvalersi di robot subacquei comandati dalla superficie. Tutto ciò presenta una serie infinita di incognite.

Nel frattempo gli operai che la notte del 20 aprile lavoravano sulla piattaforma hanno rivelato ai media americani particolari finora non emersi. In base alle loro testimonianze, l’incidente sarebbe stato causato da una bolla di metano, formatasi per il cattivo funzionamento di una valvola di sicurezza. La prima esplosione ne ha innescate altre, finché l’intera piattaforma non ha preso fuoco. Gli operai hanno riferito di scene di panico, con la gente che si buttava in acqua in piena notte. Sulle cause dell’incidente sta indagando anche la Bp, che ha assicurato che ogni dettaglio sarà reso noto, ma solo al termine dell’indagine interna.